ECONOMIA

Covid-19 e impatto economico (settima parte)

31/07/2020
di Francesco Chiappetta

Mercati finanziari.
Anche qui è probabile che l’impatto di covid-19 possa toccare l’economia reale e mercati finanziari. L’interruzione delle spedizioni e della produzione può creare certamente problemi finanziari per alcune aziende, in particolare quelle con debito elevato. Gli operatori possono certamente assumere posizioni di investimento non redditizie nelle condizioni attuali, indebolendo la fiducia degli strumenti finanziari e nei mercati. Ciò potrebbe comportare il declino del mercato azionario e obbligazionario, societario e/o interruzione del mercato finanziario, esponendo gli investitori che hanno un rischio insufficiente. In Europa la riposta ai blocchi, riferibili al periodo di marzo, dei mercati azionari globali è crollata ed il prezzo del petrolio è sceso in maniera vertiginosa perdendo un terzo del loro valore. Il Dow Jones e l’indice S&P 500 sono attualmente scambiati di oltre il 25% al di sotto dei loro massimi record recenti.
 
La banca d’Italia per quanto riguarda l’impatto della pandemia di covid-19 sull’economia italiana ha illustrato alcuni scenari: l’incertezza sulle ripercussioni economiche della pandemia di covid-19 è molto elevata. In Italia, il PIL ha registrato una flessione del 4,7% nel primo trimestre 2020. Le indicazioni finora disponibili suggeriscono una contrazione dell’attività economica ancora più intensa nel trimestre in corso, particolarmente severa nei servizi, cui dovrebbe far seguito un recupero nella seconda metà dell’anno. Secondo Banca D’Italia, i tempi e le intensità della ripresa, dipenderanno da alcuni fattori, la cui evoluzione non è facile e prefigurabile. La durata e l’estensione del contagio, l’evoluzione dell’economia globale, gli effetti sulla fiducia e sulle decisioni di spesa dei cittadini e di investimento delle imprese, eventuali ripercussioni finanziarie, dipenderanno anche in misura rilevante dalla efficacia delle politiche economiche introdotte. In queste condizioni, formulare delle previsioni macroeconomiche diventa estremamente arduo e le simulazioni rappresentano soprattutto analisi di scenario basate sulla valutazione dell’impatto di ipotesi epidemiologiche ed economiche alternative, che sono inevitabilmente in buona parte arbitrarie. Il ventaglio delle valutazioni formulate dagli osservatori per la crescita in Italia nel 2020 e nel 2021 è eccezionalmente ampio tra 6 e 15 punti percentuali per la caduta di quest’anno e tra 2 e 13 punti per la ripresa nel prossimo. Una incertezza altrettanto elevata si applica agli altri Paesi dell’area dell’euro. Le considerazioni descritte dimostrano professionalità, trasparenza e pie illusioni. Alcune valutazioni riguardano i possibili effetti sull’economia italiana. Possono essere condotti scenari illustrativi. In uno scenario centrale si può ipotizzare che l’allentamento delle misure di contenimento avviate in maggio prosegua gradualmente e con esso l’attenuazione delle loro ripercussioni economiche, e che gli effetti della pandemia rimangono nel complesso sotto controllo nei prossimi trimestri- in Italia, nei Paesi europei nostri partner commerciali che a livello globale, consentendo l’uscita dalla recessione e l’avvio della ripresa in tempi relativamente rapidi.
 
In questo scenario si può ipotizzare che la quota di attività produttive interessate da provvedimenti di sospensione, che era pari a circa 1/3 del valore aggiunto in aprile, scenda intorno al 10% in maggio e diminuisca ulteriormente in giugno, e che a ciò segua un recupero dell’attività relativamente rapido nella seconda metà dell’anno; si ipotizza inoltre che il commercio mondiale si contragga del 12% nell’anno, in linea con le stime dei principali previsori con una ripresa parziale nel 2021.
 
In Italia la caduta del PIL prevista è del 9%, nella media di quest’anno, per poi espandersi del 4.8% nel 2021; si tratta di valori vicini alla media di quelli prefigurati dai principali previsori. Le misure della politica di bilancio di sostegno diretto alla domanda, incluse nel decreto-legge “Cura Italia” e quelle ulteriori in base alle loro linee essenziali, fornirebbero un contributo nel contenere la contrazione del PIL nell’anno in corso, che potrebbe essere valutabile secondo i moltiplicatori tradizionali nell’ordine di 2 punti percentuali. La spesa delle famiglie risentirebbe principalmente delle limitazioni connesse ai provvedimenti di sospensione dell’attività e della contrazione del reddito disponibile conseguente al calo dell’occupazione, seppur attenuta dalle misure espansive del governo. Gli investimenti scenderebbero di oltre il 12% nel 2020 e recupererebbero solo una parte della caduta l’anno successivo. Vi inciderebbero gli effetti della maggior incertezza sulle proposte dell’attività economica.
 
Un altro scenario che definiamo più severo riguarda le conseguenze di ipotesi più pessimistiche. Sviluppi negativi potrebbero manifestarsi a seguito del protrarsi dell’epidemia, con la necessità di contrastare possibili nuovi focolai, con ripercussioni sulla fiducia e sulle decisioni di spesa dei cittadini e di investimento delle imprese; di cali più consistenti nel commercio mondiale e strozzature alle catene globali del valore; di un ulteriore deterioramento delle condizioni finanziarie.
 
Scenari avversi per l’area dell’euro sono stati esplorati da altre istituzioni. Secondo alcune valutazioni di inizio maggio dello staff della BCE, in uno scenario più severo rispetto a quello centrale, il PIL dell’area potrebbe ridursi quest’anno del 12%. La Commissione europea ha riportato risultati di due simulazioni alternative di scenari negativi, di intensità crescente, nei quali la perdita di PIL dell’area nell’anno in corso sarebbe nell’ordine di 10.15 punti percentuali rispettivamente.
Anche questi scenari non considerano ipotesi estreme, come nuove ondate epidemiche globali o un grave deterioramento dei problemi di stabilità finanziaria.
 
Si è cercato di fare una analisi per ciò che si è verificato in Cina, con alcuni riferimenti anche negli USA, per arrivare nel contesto europeo e una breve analisi, in particolare sulla situazione del nostro Paese. I dati emersi destano preoccupazioni e nello stesso tempo fanno riflettere in quanto i mass media, i politici, non attingono a fonti di tipo tecnico scientifico bensì a mere sensazioni di opportunità politiche che nulla hanno a che vedere con l’economia reale.

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