TECNOLOGIA

MEET MILO!

01/07/2019
di Camilla Santoro

Si chiama Milo: due braccia, due gambe, corpicino robusto, capelli corti ramati, occhi verdi. È il social robot umanoide nato da un progetto di ricercatori ed esperti della tematica autismo. Milo può aiutare nelle terapie per persone con disturbo dello spettro autistico assistendoli nello sviluppo di abilità comunicativo-espressive che risultano compromesse nei bambini.

L’umanoide è in grado di catturare l’attenzione per circa il 70%- 80% del tempo rispetto al 10% delle terapie tradizionali. Si muove nella stanza con i suoi 56 cm di altezza, è simpatico, interagisce con i bambini ed è in grado di simulare emozioni attraverso dei sensori. È anche capace di spiegare metafore del tipo “Hai la coda di paglia” ed è così espressivo che permette di stabilire un contatto immediato e naturale con il bambino che verrà riconosciuto grazie ad una videocamera incorporata.

Si tratta di un robot socialmente avanzato, dimostrando tutti i suoi vantaggi: non si stanca mai ed è sempre coerente, aspetto fondamentale quando bisogna adottare l’arte dell’insegnamento e della ripetizione.

È arrivato anche in Italia, attraverso una startup catanese impegnata nel campo della robotica sociale che ha ideato un software chiamato “RoboMate” capace di far interagire i robot umanoidi con i bambini affetti da autismo. “L’amico tecnologico” in questione viene comandato con l’utilizzo di un tablet per mezzo del quale il terapista selezionerà la cartella del paziente impostando il piano terapeutico da seguire e far eseguire al robot.

Risultati piuttosto vincenti sono emersi dal momento che si evidenzia un comportamento di tranquillità e rassicurazione nel piccolo paziente perché non viene confuso dal robot con troppi input- a differenza di quello che potrebbe succedere con gli umani.

È avvenente pensare che robot del genere possano essere utilizzati anche in altri ambiti sanitari e non. Se pensiamo che siamo un po’ cresciuti con l’idea utopica di avere un robot che ci facesse le pulizie a casa, parlasse con noi, diventasse uno di famiglia, e guardiamo il mondo adesso, la rivoluzione sta accadendo. Era il 1999 quando usciva il film “L’uomo bicentenario”. Dopo circa 20 anni non si fa fatica a dire che è un’impresa quasi riuscita e i ricercatori e la comunità scientifica e tecnologica tutta, ne sono i grandi pionieri.

 


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