Tra città ecosostenibile, smart mobility e veicoli da cambiare

Una delle missioni che ci impone il pianeta, nel vivere quotidiano, è certamente quello della riduzione delle emissioni di CO2, quindi di una gestione quotidiana orientata al no waste, al risparmio energetico e all’antinquinamento. Quindi anche un ridimensionamento dell’utilizzo del mezzo privato. Nella concezione di smart city e smart life è una “mozione” imprescindibile. Se tutti ci impegnassimo a adoperare di meno la nostra auto avremmo dei buoni risultati.
 
Una delle cose virtuose può essere sicuramente il car sharing, in questo l’Italia non se la sta cavando male con i casi di Enjoy e Car2Go, sistemi di mobilità alternativi: semplici e comodi, e due città come Milano e Roma che per numeri possono competere con le città più avanti a livello europeo e mondiale. Città come Copenaghen, Barcellona, Parigi, Berlino che sono abituate a progettare l’innovazione anche perché con la ricerca della comunità europea vanno a braccetto.
Enjoy, ad esempio, ha attecchito non solo dove il trasporto pubblico non funziona. Appunto anche a Milano, dove il trasporto funziona: questo perché è una città propensa ad usare mezzi alternativi. 19-35 è il segmento giovani, il più prolifico, ma oggi anche il segmento adulti 35-55.
 
Quello della Smart city è un argomento che viene nominato ormai da molti anni, riguarda una città che sappia avere dei flussi più veloci su più livelli, ma le amministrazioni devono ancora capirla, devono e possono rendere le nostre vite più semplici. Enjoy con il car sharing ha avuto il pregio di inserire un metodo, così le famiglie si sono riappropriate della città pur senza mezzo proprio. Nelle nostre città però ancora troppo dobbiamo fare per le persone disabili e anziane. Spesso succede che ci focalizziamo sulla magnificenza delle tecnologie ma non riusciamo a guardare a terra e andiamo a trascurare degli orrori.
 
Sul fronte riduzione delle emissioni e riduzione dei veicoli in circolazione comunque c’è da tutelare l’automobilista, non possiamo privarlo della sua auto, l’intento di sostituire le 14 milioni di auto euro 0, euro 1, euro 2, euro 3, euro 4, a stretto giro è importante sul fronte tutela del pianeta, ma complica le cose non di poco, perciò ecco che servirebbero degli incentivi, gli stati devono favorire il ricambio, e anche qui è fondamentale l’aiuto delle amministrazioni. Serve un approccio “ecorazionale” in tutti i sensi. Senza dubbio non dobbiamo spaventarci, tutti i paesi membri stanno investendo per migliorare la qualità dei veicoli e realizzare gli obiettivi imposti dall’UE. Nei prossimi 10-11 anni la tecnologia dei costruttori d’auto porterà dei grandi miglioramenti su strada, c’è fiducia sul superamento dei programmi industriali imposti dalla nuova regolamentazione comunitaria e non solo.
 
Anche la grande tendenza di virare sull’elettrico e le auto ibride non è detto che sia la soluzione.  Per l’elettrico ad esempio vi è il problema della produzione di batterie, le miniere di litio in Sudafrica se le stanno appropriando dalla Cina, quelle in Venezuela le stanno facendo proprie gli USA e l’Europa si trova così tagliata fuori non avendo queste risorse, lo scenario a livello geopolitico non è dei migliori. L’elettrico in fase di utilizzo ha le emissioni più basse, ma poi per la produzione delle power bank?
L’Italia potrebbe investire sui biocarburanti, con le raffinerie convertite. Il metano già oggi è allineato con i requisiti UE. In ogni caso sarà molto difficile cambiare il parco macchine considerando che l’82% di 36 milioni di auto è diesel o benzina. Intanto sappiate che il nuovo Euro 6D non inquina in ambito urbano, non emette particolato, ma emette ancora CO2. Senza dubbio in parte confortante.

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