Un mondo di plastica

Un mondo di plastica

La plastica, i rifiuti e ogni tipo di detriti hanno inquinato le nostre acque per anni. Se da un lato la prevenzione è fondamentale, dall’altro la pulizia degli oceani rappresenta un compito difficile e scoraggiante. La fortuna è che un giovane amante dell’oceano sta affrontando questa sfida a testa alta.

Gli esordi

Nel 2013, a soli 22 anni, Boyan Slat ha creato un sistema di barriere progettato per raccogliere e rimuovere i rifiuti dall’Oceano Pacifico senza perturbare la fauna marina. Inventore e imprenditore olandese, Slat è il fondatore e amministratore delegato di The Ocean Cleanup, una fondazione dedicata allo sviluppo di tecnologie avanzate per liberare gli oceani dall’inquinamento. Quando aveva 16 anni, Slat ha avuto l’ambiziosa idea di ripulire gli oceani mentre si immergeva in Grecia e si è imbattuto in più sacchetti di plastica che pesci. Negli anni successivi a quell’immersione ha dedicato innumerevoli ore al progetto.

Il progetto

Se tutto andrà come previsto, Slat e il suo team sperano di raccogliere quasi la metà dei resti nella Great Pacific Garbage Patch, che si estende in acque che vanno dalla costa occidentale dell’America al Giappone. Si tratta di oltre 150 milioni di chili di spazzatura in soli 10 anni. Slat ha iniziato testando il suo prototipo nel Mare del Nord e ha lanciato un sistema di barriere che si è evoluto negli anni, fino ad arrivare all’ “interceptor”, il suo ultimo progetto.

La nostra speranza

Mentre alcuni pezzi di spazzatura e plastica sono troppo piccoli per essere estratti dagli oceani, Slat dice che i modelli di Ocean Cleanup mostrano che il 98% dei materiali può essere raccolto grazie al loro progetto. Spera che i materiali raccolti possano essere riciclati e trasformati in paraurti per auto o sedie – oggetti di plastica che hanno una bassa probabilità di finire di nuovo negli oceani, a differenza di qualcosa come una borsa di plastica. Anche se alcuni sono scettici del suo piano, Slat è fiducioso di poter fare la differenza e afferma che “l’unico modo per dimostrare che qualcosa può essere fatto è andare là fuori e provarci”.

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