Note stonate di una nuova notte

“E siamo ancora qua. Eh già.” Mutuando una famosa canzone, si può ben dire che dopo sei mesi di sacrificio economico e sociale – ma soprattutto di vite umane – siamo ormai ripiombati in una situazione fuori controllo.

Colpa nostra, che durante l’estate abbiamo posto in essere comportamenti distratti e sconsiderati pensando di aver ormai superato ogni rischio, e colpa del sistema politico nel suo complesso. Il quale non si è organizzato minimamente per affrontare la seconda ondata, dimostrando tutti i suoi limiti: opposizione che non collabora ma dispensa solo feroci critiche, governo che finanzia monopattini e non pensa alle reali priorità (come ad esempio al sistema di trasporto pubblico, rilevatosi un detonatore della nuova ondata), regioni che non si sono attrezzate con le apparecchiature mediche nel frattempo finanziate ma poi sparite nei meandri burocratici della sanità, ecc.

Insomma nessuno si è salvato, a dispetto peraltro dei comportamenti virtuosi che una parte non secondaria di cittadini responsabili ha posto in essere applicando pedissequamente le regole per contenere la pandemia ed evitare quello che si sta invece tristemente riproponendo in queste settimane.

La rabbia e lo scoramento si toccano ora con mano, e cominciano anche a degenerare in forme di protesta disperata e violenta.

Già perché il mondo si divide in due grandi categorie, vale a dire chi a fine mese uno stipendio ce l’ha (almeno oggi) e chi no: la pandemia non fa altro che cristallizzare le disuguaglianze e le difficoltà dei meno fortunati amplificando il divario sociale tra quelle due categorie. Con i giovani sempre all’ultimo posto delle attenzioni comuni: certo, qualcuno ha fatto baldoria in discoteca quest’estate (ma gliel’abbiamo lasciato fare), però oggi tutti loro pagano ancora una volta il prezzo più caro. Chi ha voglia di studiare lo fa tra mille difficoltà, chi non ne ha voglia è abbandonato al suo destino, chi cerca un lavoro per vivere non lo trova, e chi dopo tanto impegno finalmente si affaccia nella società per capitalizzare il proprio investimento professionale si ritrova con le ali spezzate.

E così ci ritroviamo tutti spaesati, con un decreto a settimana di “mediazione” tra le diverse posizioni politiche che dice e non dice, gioca sulle parole per trovare una sintesi che non contrari nessuno (senza nemmeno riuscirci). E con i media che affrontano questi argomenti più attenti all’audience che ad incanalare il dibattito verso direzioni costruttive di stimolo alle istituzioni e di sensibilizzazione alle persone.

“S’ha da aspettà, ha da passà à nuttata …” recitava Eduardo De Filippo: ma il fatto è che questa nottata non passa da sola, se non ci mettiamo tutti -ma proprio tutti-  qualcosa di nostro in più rispetto a oggi.

E allora risuonano alcune parole chiave utili a superare questa lunga notte, qui riepilogate nella consapevolezza che dietro ognuna di esse si apre un mondo.

  • Per le istituzioni: definire una stabile strategia di lungo periodo, decidere sui dati e non sulle opinioni comunicando con chiarezza le priorità, far accadere le cose, guardare al futuro e al bene comune più che al tornaconto di breve periodo, coinvolgere tutti coloro che possono generare valore al di là degli orti di fazione politica, investire sull’innovazione in modo serio ed efficace, lavorare sulle disuguaglianze in modo diverso dal puro assistenzialismo, presidiare la prossimità con i cittadini in tutte le sue forme ( supporto, indirizzo e controllo).
  • Per noi, per le persone tutte: responsabilità individuale, educazione e senso civico, osservanza delle regole, attenzione agli altri soprattutto se più deboli, impegno professionale alla generazione di valore, pensiero innovativo, consapevolezza di dove siamo e di dove ci portano le nostre azioni, ed anche pretesa di comportamenti virtuosi da parte di chi ci governa. Perché la frattura tra la vita reale e la politica di palazzo sta aumentando.
  • Per chi sta nel mezzo come i media: assolvere al compito cui sono chiamati, cioè quello di uscire dal protagonismo individuale e dal ruolo più o meno fazioso che ciascuno si è ritagliato per fare da cinghia di trasmissione di queste parole chiave in modo convincente ed efficace, mettendo con le spalle al muro chi sta nella barca a pontificare o a remare contro.

Meno professori e più reali servitori del bene comune insomma.

Serve un reset di tutti, subito. Per rimettersi in gioco velocemente riorientandosi nella direzione necessaria a fare la differenza: Cina e Corea del Sud ci sono riuscite (paesi ricchi e soprattutto tecnologicamente all’avanguardia), e allora -pur tenendo conto delle marcate differenze rispetto a noi- prendiamo ciò che di buono da loro è stato fatto ed applichiamolo a queste parole chiave.

Ce la possiamo fare.

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