Il Vino in Italia

Parliamo del vino collegato all’innovazione tecnologica.

In maniera sintetica per avere una panoramica del vino bisogna partire dalla storia del vino.

Lo studioso americano Patrick MCGovern, oggi conosciuto come il biochimico dell’alcool e l’Indiana Jones delle birre e vini, nel 1998 andando ad analizzare il contesto di una giara appartenente alle 6000 a.C., riuscì a identificare la presenza di acido tartarico, una sostanza prodotta solamente dall’uva, assieme alla resina di terebinto, un additivo che probabilmente veniva utilizzato per la conservazione del vino.

I monaci benedettini del VI secolo furono i principali produttori di vino e durante il rinascimento, furono caratterizzati da innovazioni sviluppate nella soffiatura del vetro utilizzatori per le bottiglie.

Nascono i vini di riserva, con gusto, invecchiamento e nel 1668 nasce in Francia lo champagne con zucchero e fiori all’interno della bottiglia produce bollicine.

Nascita di importanti vini in Italia ed in Francia. Nel 1900 una produzione vinicola incentrata allo studio ed alla ricerca dei sapori migliori. Con la tecnologia e l’innovazione tecnologica, l’uomo lavora a meno. Arrivano tecnologie per la temperatura, serbatoi in acciaio inox e quindi vini migliori meno strutturati, più leggeri ed eleganti.

Il vino italiano è il più richiesto. La distribuzione delle Viti sul territorio è molto importante secondo la distribuzione geografica che a seconda di vicinanza al mare, temperature miti, terreni fertili ne determina un’ottima nascita e tipica caratteristica della vite. Vi sono anche da tenere presente i fattori meteorologici, demografici e socioculturali, fattori politici e legislativi.

La produzione – Le ultime stime transalpine vedono la produzione a 46,1 milioni di ettolitri, la Spagna 43 milioni di ettolitri, la produzione italiana per il 2018 è stata di 55,8 milioni di ettolitri.

Tipologia di prodotto: rigoroso, spumante frizzante, vino ottenuto da uve passite.

I vini sono identificati dalla sigla VQPRD vino di qualità prodotto in regioni determinate, poi vi è una diversificazione: vini ordinari, vini spumanti di qualità, vini spumante aromatico di qualità, vino di liquoroso di qualità, i vini frizzanti di qualità (vedi regolamento CE 479/2008).

Vino DOP, IGP generico, poi vino da tavola, varietale e/o d’annata. Inoltre, vino di indicazioni geografica protetta IGP/IGT vino a denominazione di origine controllata DOP (DOC e DOCG) poi classico e di riserva superiore.

Il mercato italiano: è importante capire i consumatori abituali, usi e consumi e poi passare allo scenario, i tipi di consumatori, la domanda, la produzione, vini d’importazione, i canali di distribuzione.

Poi vi è l’export: il commercio internazionale, la domanda estera, i canali di esportazione, poi l’innovazione: nella viticultura, i nuovi modelli di business, marketing, il tappo a vite.

Sono alcuni elementi che costituiscono la filiera, in breve, del vino e dei suoi appassionati.

 

Laura Avagnina

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