Intelligenti ma non pensanti

La possibilità che le “macchine pensanti” vadano oltre le capacità umane è un fatto distante dal suo verificarsi ma porterebbe un miglioramento delle nostre abilità.

Ascoltano e parlano, imparano e prevedono, guardano e riconoscono, leggono e scrivono. Sono certamente caratteristiche legate all’essere umano ma da qualche anno non è difficile pensare che possano appartenere anche a delle macchine. Le “macchine pensanti” con il loro fascino, alle volte tenebroso, che seducono l’essere umano. Si tratta di software intelligenti alimentati con i dati e a lavoro ogni giorno per fornire i risultati sperati. Ma quali sono i risultati? In realtà molti passi avanti sono stati fatti, pensiamo a Google Assistant, Alexa, Siri che hanno imparato ad avere una interazione, seppur macchinosa, con l’umano. Tuttavia, nessuno di tali servizi sopracitati può essere al pari di un software rivoluzionario e ad un livello avanzatissimo (come lo era Samantha nel film “Her”). Sono programmi che imitano gli aspetti del mondo umano per sembrare più “intelligenti” ma sostanzialmente forniscono servizi molto basici come ad esempio l’accensione o lo spegnimento della luce oppure il controllo del meteo.

La vera innovazione risiede nel linguaggio: il metodo di comunicazione che rende questi dispositivi più naturali.

Gli umani sono e restano certamente gli esseri più intelligenti ma chi sviluppa software di intelligenza artificiale lavora sul concetto di “emulazione”. L’utilizzo del linguaggio che viene trasalto si chiama, nel campo informatico, speech recognition. Scrivere e leggere: natural language processing; vedere e comprendere: computer vision. Riconoscere schemi ricorrenti: pattern recognition; capacità di apprendere concetti nuovi: machine learning.
I computer imparano e vengono addestrati per riconoscere ciò che l’umano conosce, proprio perché sono strutturati secondo l’imitazione del cervello umano basandosi su neural network, le reti neurali che creano il cd. deep learning. Tutto ciò fa sì che le macchine siano in grado di comprendere anche concetti complessi, analizzando i dati, e prevedere il futuro, prediction.

Se li temiamo, non ci resta che conoscerli e migliorarci

In molti sono spaventati dall’avvento delle “macchine pensanti” e dalla verosimile possibilità che queste possano andare oltre le capacità umane. Eppure, è piuttosto remota come circostanza dal momento che stiamo parlando di statistica. I supercomputer attualmente sono in grado di manifestare solo il 10% della capacità elaborativa del nostro cervello. Peraltro, l’impronta dell’uomo sulle funzionalità delle macchine è ancora molto forte e influenza molto i risultati. Probabilmente è nel prossimo secolo che avremo delle macchine che andranno “oltre le capacità umane”. Nel frattempo, se tanto temiamo questo tipo di macchine, non ci resta che migliorare noi stessi come esseri umani.

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