Cultura digitale

Nel periodo di lockdown anche se abbiamo avuto delle restrizioni fisiche, al fine di contenere il contagio, di certo non abbiamo avuto restrizioni sulla comunicazione. Principalmente si è trattato di una comunicazione virtuale, digitale e infatti proprio grazie al modo di comunicare innovativo, si è riusciti a restare al passo con ciò che ci circondava. Dalla scuola alle mostre online, molte istituzioni si sono trasformate, o almeno hanno provato a farlo, per parlare in un modo più efficiente in un periodo straordinario come quello che abbiamo vissuto che ha richiesto dei cambiamenti radicali anche nel modo di porsi al digitale. Quest’ultimo, infatti, è stato di grande aiuto proprio per alcuni musei, come ad esempio il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano che fu il primo ad aprire un proprio sito web. Si era capita l’opportunità che poteva offrire il digitale, investendo in questo e creando addirittura un apposito ufficio. Con anticipo dunque si era creata questa nuova forma di visualizzazione del museo ed è stata la chiave per poter continuare ad avere un rapporto con il pubblico anche durante i mesi di chiusura totale di quasi tutte le attività del Paese.
 
La carta vincente è stata proprio quella di riuscire a raggiungere i visitatori nelle proprie case ed essendo già pronti su questo fronte, non hanno avuto difficoltà nel creare, sulla base degli strumenti che già possedevano, delle soluzioni efficaci e di qualità per il pubblico. Il problema è che in Italia non c’è ancora la diffusione di una cultura del digitale anche per gli spazi culturali, cosa che invece dovrebbe essere sostenuta e applicata dalla maggior parte dal momento che “il digitale fa parte del tessuto connettivo della nostra società”, spiega il direttore del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia. All’estero, Londra, San Francisco, la cultura del web già aveva incominciato a muoversi su questi binari invece.
 
Guardando al futuro e alla fine di questo lockdown ciascuno si augura che gli insegnamenti vengano assimilati e se ne faccia tesoro, come appunto continuare a sostenere la trasformazione digitale intensificando il rapporto con il pubblico.

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