Quattro leader di mercato per le piccole imprese sul web

Ha debuttato on line nei giorni scorsi l’offerta congiunta di quattro aziende leader che si propongono quale partner globale per le imprese che intendono avere una presenza sul web con un proprio sito internet, che comprenda anche – eventualmente – la funzionalità di commercio elettronico. Essa si rivolge in particolare modo alle strutture di piccola dimensione, ai professionisti, agli artigiani: tutti soggetti che preferiscono avere un’unica interfaccia verso il mondo web per limitare i costi di sviluppo / gestione e per ottimizzare i risultati.

Il progetto, denominato La Mia Impresa On Line, è proposto da Google, Seat Pg, Register.it e Poste Italiane. Quattro protagonisti nel proprio settore, che uniscono le loro competenze per fornire, rispettivamente, pubblicità, gestione dei sito, registrazione del dominio e servizi di pagamento.

Nel dettaglio, Register.it fornisce la registrazione del dominio e una piattaforma di ecommerce; Seat Pg, con PagineGialle.it, mette a disposizione lo spazio web per il sito (fino a 10 Gb, uno spazio molto ampio che può soddisfare qualsiasi necessità aziendale di una piccola struttura), la piattaforma di realizzazione del sito e di gestione contenuti (Cms, Content Management System), 10 caselle e-mail e il sistema di statistiche degli accessi al sito. Google mette a disposizione il servizio AdWords per la pubblicità sul motore di ricerca di Mountain Views. Infine, Poste Italiane fornisce sia il trasporto delle merci oggetto dell’ecommerce, sia il sistema di pagamento in line (Pos virtuale).

Il "pacchetto" di servizi può essere provato gratuitamente: un anno per il sito e tre mesi per l’ecommerce; successivamente i costi saranno di 25 euro / mese (contratto di 12 mesi) per la gestione e il mantenimento del sito (spazio web, email, Cms) a cui aggiungere, se si vuole avere un “negozio on line”, 67,5 euro / trimestre per i servizi di ecommerce. Per quanto riguarda il servizio AdWords, esso viene modulato sulle esigenze del singolo cliente, e quindi non è possibile indicare un costo standard.

L’offerta dei quattro big ha scatenato le proteste di Assoprovider: la maggior parte di loro trae il suo fatturato dal rapporto con le centinaia di migliaia di Pmi che mediante essi registrano il loro dominio web ed acquistano lo spazio necessario e i servizi collaterali (email, statistiche, ecc). L’entrata sul mercato di un’iniziativa che riunisce i più noti nomi dei singoli settori, costituendo una filiera virtuale completa, può distruggere il loro mercato di riferimento, che sarà attirato dal nuovo potentissimo concorrente.

Nonostante le rassicurazioni di Carlo D’Asaro Biondo, presidente dell’area Sud ed Est Europa, Medio Oriente e Africa di Google, che ha affermato "Non intendiamo sostituirci a chi offre servizi alle imprese ma investire nel Paese e dare un contributo per far crescere l’ecosistema digitale italiano", è evidente che questa offerta toglie spazio ai singoli provider, che non possono offrire un "pacchetto" completo di servizi, ma le loro singole capacità. Che in molti casi non sono sufficienti ad intercettare la domanda espressa dalle aziende.

Infatti, come emerge dalla ricerca che Ipsos ha realizzato per Google, il principale ostacolo alla presenza sul web delle piccole realtà economiche (piccole imprese, artigiani, professionisti) italiane è una percezione distorta sui costi e le difficoltà da affrontare. Ciò è dovuto ad una scarsa conoscenza e dimestichezza con Internet e con la tecnologia informatica, che comporta una sovrastima dell’impegno necessario.

I timori delle aziende possono essere superati con la facilitazione a "fare il primo passo in rete", oltre il quale i clienti cambiano il loro atteggiamento verso il web. Offrire un servizio gratuito per un buon periodo di tempo (un anno, escluso l’ecommerce) è un eccellente sistema per attirare le piccole aziende ancora estranee ad Internet. Esse, sperimentando a rischio (e costo) zero l’utilità del web, possono poi diventare clienti “paganti”.

Ma tale offerta può essere sostenuta economicamente solo da un pool di grandi aziende, che vantano fatturati talmente elevati da poter operare in perdita anche su un ampio insieme di clienti. Ciò, tuttavia distorce la concorrenza con i provider singoli, che non possono permettersi simili offerte.

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