Smart Working: quale sarà il (nostro) futuro?

Anche per lo smart working abbiamo tre partiti: un per il sì, uno per il no, ed uno per l’astensione. Ciò rispecchia perfettamente il voto dei cittadini quando si recano alle urne.

Alcune aziende hanno necessità di avere il personale in presenza e quindi manifestano questa esigenza e, pertanto, a fini dello sviluppo della propria prestazione è giusto ed opportuno recarsi al lavoro.

La pubblica amministrazione, per mezzo del ministro Brunetta, è dell’avviso che tutti i dipendenti pubblici debbano ritornare nella propria sede di lavoro, tranne il 10-15%. Gli umori sono diversi, nel senso che il partito è spaccato a metà: alcuni sono a favore e alcuni sono contrari al rientro in presenza.

Il Covid, secondo il Governo, non viene imposto con legge, ma l’ostacolo viene aggirato con dei divieti ben precisi e, pertanto, il risultato è il medesimo.

Lo smart working dei dipendenti pubblici era fortemente ben visto almeno da parte dei lavoratori. In questo momento si sta creando un’inversione di tendenza: molti vogliono tornare a lavoro in presenza, in quanto si è pensato di creare degli indicatori che possano misurare la quantità e la qualità del lavoro e, dunque, della produttività.

A questo punto, per quanto possa essere una facility per alcuni rimanere a casa, avere un pc acceso e collegato quotidianamente con una tracciabilità che non tiene conto della tutela dei dati personali e della riservatezza, diventa un vincolo. Lavorando da casa non sempre è facile dialogare con il proprio superiore e colleghi, anche perché alcune cose dette verbalmente vengono accettate, in altri casi scripta manent verba volant – ritornello che in questo momento si ripete con una certa frequenza. E quindi anche questo problema sarà risolto in maniera identica alla mancata obbligatorietà del vaccino. In sostanza, il nostro è un Paese di fantasia: non a caso noi abbiamo un dominio www.fantasiadigitale.com per non farci mancare nulla, nemmeno a noi.

La comunicazione, che ogni giorno avviene, non è libera di interpretazione, ma secondo il proprio pensiero quando si richiamano alcuni Paesi che hanno preso dei provvedimenti che una persona culturalmente valida come Vittorio Sgarbi (nel bene e nel male) cita dati, circostanze, per dire che si stanno affermando delle cretinate.

Ma non è meglio come abbiamo scritto in un articolo su “Sentieri Digitali” in questo numero che la comunicazione debba avvenire da fonti istituzionali e non sentire Tizio o Caio, renderlo conosciuto e magari candidarlo alle comunali? Ciò sarebbe il massimo della vergogna.

Lo smart working ha dei temi chiave e principali: controlli in remoto, reperibilità e disconnessione. Nell’UE conta la privacy, ma lo stesso non vale quando si parla di Cina, Russia e Brasile.

In sintesi, ecco il quadro mondiale sull’argomento: in Belgio, il monitoraggio dei dati d’accesso agli strumenti informatici è possibile se previsto con un informativa sulla privacy; in Brasile, i dipendenti che lavorano da remoto non sono soggetti al controllo dell’orario di lavoro; in Cina non ci sono disposizioni legali a tale riguardo; in Francia, i datori di lavoro esercitano il loro potere controllo sui dipendenti durante la pandemia, rafforzando i loro sistemi IT; in Germania, anche se in parte non consentito, ci sono casi in cui i datori di lavoro usano metodi diversi per monitorare i dipenditi durante il lavoro a distanza; in Italia, gli strumenti che consento il controllo a distanza sui dipendenti possono essere usati per scopi strettamente lavorativi, senza accordo sindacale e senza autorizzazione; in Russia non ci sono norme in materia; in Spagna, in base allo statuto dei lavoratori, il datore di lavoro può adottare le misure di controllo che ritiene più appropriate per verificare il rispetto da parte del lavoratore sui luoghi di lavoro e circa i propri doveri lavorativi.

Queste appena riportate sono solo alcune piccole considerazioni per capire come gira e come funziona lo smart working. Quest’ultimo, lo abbiamo sostenuto più volte, non aiuta il giovane ad essere inserito nel mondo del lavoro e, al contempo, essere guidato e qualificato.

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