Odio online e altri rimedi

L’avvento delle tecnologie digitali ha portato indubbiamente novità e progresso a vantaggio della società intera, permettendoci di restare connessi in modo rapido. I mezzi di comunicazione si sono enormemente estesi a qualsiasi ambito della vita sociale, in una rete mutevole e dinamica a livello locale e globale.
Il fenomeno della rivoluzione digitale ha portato educatori e famiglie a ridisegnare i confini della libertà di espressione e comunicazione online per guidare al meglio i ragazzi che già dai 13 anni sono diventati attivi protagonisti sulla scena virtuale. Fin qui nulla quaestio, dal momento che siamo tutti consapevoli dei mutamenti inesorabili “epocali” e sociali da fronteggiare tipico dell’avvento delle tecnologie sempre più avanzate. La faccenda assume una rilevanza diversa quando non si distinguono i comportamenti leciti da quelli illeciti che sono sbarcati di prepotenza sulle piattaforme social. Sto parlando dell’odio online ormai dilagante e preoccupante, difficilmente arrestabile ma che vede il suo deterrente nel binomio per eccellenza: educazione e cultura.
 
Tanti sono i soggetti che stanno partecipando attivamente per contrastare tale fenomeno, a partire dalle Regioni che promuovono finanziamenti per progetti volti all’avvio della consapevolezza dei rischi legati all’utilizzo malsano dei social, ma anche delle opportunità professionali che si possono presentare. Gli educatori e le scuole offrono la loro adesione ai progetti con premura direttamente proporzionale alla loro preoccupazione legata a questi ragazzi, che assumono atteggiamenti violenti sul “Cyberspazio”. Immancabile ed estremamente importante il coinvolgimento delle famiglie: dovrebbero essere maggiormente informate sui rischi ai quali i loro figli vanno incontro per poterli aiutare al meglio e, magari, capire e prevenire una situazione di disagio che la vittima di atti di “odio online” può subire.
 
Come si potrebbero avvicinare gli studenti alla conoscenza dei rischi che comportano alcune azioni sul web? Renderli consapevoli e cercare di farli arrendere a determinati atteggiamenti. La risposta, sopraccennata, è la cultura. Si potrebbe dar loro la possibilità di scrivere su un blog scolastico o un giornale online, denunciando eventuali “violenze psichiche” sotto forma di versi musicali. Del resto, già nel 2014 Michele Salvemini- in arte Caparezza- ha dato voce ad uno degli iracondi dell’Inferno Dantesco: tale Filippo Argenti, “posto tra i violenti” e che di tutta risposta dice a Dante del grave errore commesso ma a suon di rime. Si tratta di un esempio dal quale prendere spunto. Disarmare “l’avversario” rivolgendosi con parole efficaci e potenti -perché non violente- potrebbe essere un valido strumento per sentirsi meno soli, far desistere i piccoli autori che scatenano l’odio online e, magari, avvicinarli all’opera della Divina Commedia che, ora come allora, ha un considerevole significato.
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