Le università telematiche

Stiamo vivendo un periodo a dir poco particolare. Si parla molto di innovazione tecnologica, telematica. Si invitano i giovani a lavorare con mezzi di comunicazione di tipo interattivo per essere poi inseriti nel mondo del lavoro. Il 23 dicembre, mentre molti cittadini erano interessati alle festività natalizie, il Ministro (ex) Lorenzo Fioramonti, noto per le sue dichiarazioni, ha firmato un provvedimento per sbloccare alcuni corsi universitari. Non entro nel merito, ma solo alcune riflessioni: un giovane lavoratore che desidera crescere, con molti sacrifici si iscrive all’università telematica, in quanto più agevole nell’interazione. In un mercato libero e globalizzato, cosa può accadere? Alcuni giovani che non possono seguire dei corsi, si iscrivono presso Università telematiche europee.
 
Oggi esistono delle piattaforme evolute: le università telematiche italiane che sono state inibite si trasferiscono (il software) in altri Paesi e il ministro cosa fa? Corre dietro alla piattaforma? Non ha pensato a tutte le attività che si svolgono in rete sono ormai globalizzate? Se invece il provvedimento è stato speso per invitare gli studenti verso corsi tradizionali con le nostre ottime università ha commesso un errore di valutazione. I giovani lavoratori se avessero voluto/potuto, si sarebbero iscritti. Se non lo hanno fatto, avevano le loro buone ragioni. Costringere una persona con provvedimenti emanati dall’alto il più delle volte si è rilevato essere un fallimento. Per far funzionare un Paese, le norme ci sono e sono troppe. Insistere per incanalare le persone a fare non delle scelte libere, ma “guidate”. Con questo sistema rischiamo di bloccare anche il telelavoro, di cui molte famiglie usufruiscono per gestire meglio famiglia e lavoro. Si parla di democrazia, di coinvolgimento. Speriamo non siano solo parole!
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