Open Fiber

Open Fiber in questi ultimi tempi è stato teatro e spettacolo di una partita di ping-pong senza capire, il più delle volte, chi fossero i due giocatori delle squadre che facevano chiasso e confusione e senza fare un’analisi precisa e dettagliata sulla società.

Non a caso, è sceso in campo il proprietario o quasi Francesco Starace, colui che guida il colosso dell’energia elettrica e che ha avuto la forza contro la debolezza dell’amministratore delegato di cassa depositi e prestiti che contiene la metà della proprietà, ma è stato messo immediatamente da parte.

Enel si prepara a coinvolgere la cassa depositi e prestiti solo nel processo di vendita della quota del 50% posseduta da Open Fiber.

Il consiglio di amministrazione di Enel ha quindi designato Francesco Starace per avviare il percorso di vendita. Pare evidente che la compagnia elettrica diventi formalmente e sostanzialmente venditore. Non a caso, fino al giorno prima, la società non aveva mai affermato di voler cedere la quota in Open Fiber, trincerandosi che aveva ricevuto un’offerta in merito.

Ora lo scenario, come accennato, è cambiato e la procedura sarà la seguente: la compagnia elettrica invierà una lettera a cassa depositi e prestiti in quanto partner al 50 % per sollecitare l’eventuale esercizio della prelazione prevista dagli accordi e in caso di rinuncia di mettersi a tavolino con Macquarie, una banca di investimenti australiana gruppo di servizi finanziari diversificati e gestione di fondi di investimento in tutto il mondo.

La palla del pingpong passa ora nel campo della società a matrice pubblica che prossimamente dovrà diventare il pivot della rete unica.

Cassa depositi e prestiti pare evidente che non abbia gradito le modalità con le quali Enel ha gestito in proprio tutta l’operazione, mettendola come si suole dire di fronte al fatto compiuto, come la Merkel fa nei confronti dell’Italia ed in qualche modo riducendole il potere negoziale.

Il prezzo è predeterminato: 2,65 miliardi il valore del 50% di Open Fiber, al quale poi si aggiungono due earn out che possono far salire il valore fino a un miliardo in più. Secondo il gestore dell’energia, sarà ora cassa depositi e prestiti a dover decidere se rilevare una quota di Open Fiber entro il 10% del capitale. Nella sua offerta, Macquarie è pronta a comprare una quota che oscilla tra il 40-50% della società di telecomunicazione. Pare logico ed evidente che la cassa depositi e prestiti non condivide la valutazione espressa dagli australiani (Macquarie) e questo già porrà un primo problema.

Una volta scattato il contatore della prelazione, cassa depositi e prestiti non potrà più impedire a Macquarie, come invece è accaduto nei giorni scorsi, di condividere le info acquisite durante la due diligence di Open Fiber, con altri fondi con i quali sindacare l’acquisto. La libertà della cassa depositi e prestiti è quella di poter scegliere di non comprare azioni, oppure acquistarle dagli australiani o da Enel.

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