Il metaverso e la sfida della realtà virtuale

Le cronache delle ultime settimane ci ricordano come il Pnrr abbia accelerato il processo di digitalizzazione del sistema Paese: la PA e il mondo imprenditoriale italiano devono, necessariamente, raccogliere la sfida delle nuove frontiere del digitale, ivi inclusa quella del metaverso. La parola è stata coniata nel 1992 da Neil Stephenson all’interno del romanzo di fantascienza cyberpunk “Snow Crash” e sta ad indicare un ambiente virtuale tridimensionale all’interno del quale gli internauti si muovono e interagiscono a vicenda grazie ai propri avatar.

Le principali Big Tech hanno avviato dei progetti ambiziosi e innovativi, attraverso i quali puntano a riunire tutti i propri servizi digital, erogati tramite app desktop e mobile, in un’unica applicazione accessibile da qualsiasi dispositivo. A tal proposito è doveroso menzionare i progetti di Microsoft e Facebook, che contribuiranno a cambiare totalmente il modo in cui comunichiamo, interagiamo e viviamo la realtà di tutti i giorni. Microsoft, con Mesh (integrata a Microsoft Teams), garantirà l’accesso e la partecipazione a riunioni da tutti i dispositivi in grado di supportare la realtà virtuale Mesh: in questo senso, sono già stati immessi nel mercato dispositivi (smart glasses, smartphone, pc ecc.) idonei a supportare quella che la stessa casa di Redmond ha definito mixed reality. La transizione verso la total virtual reality per Microsoft passerà, così, prima per la augmented reality. Più ambizioso è il progetto di Facebook (ora Meta), che si ripromette di far passare tutte le proprie applicazioni in realtà virtuale entro i prossimi sette anni.

Da questa breve analisi, sembrerebbe che la realtà virtuale sia un qualcosa di remoto, proiettata nel futuro ma non ancora tangibile. Non è così: basta citare l’esperienza della cybergeografia che comprende una vasta gamma di fenomeni. Dallo studio dell’infrastruttura fisica, dei flussi di traffico, della demografia delle nuove comunità del cyberspazio, fino ai mondi virtuali sociali. Per fare un esempio concreto, si pensi alle visite guidate virtuali dei musei che sempre più istituzioni offrono all’interno dei propri siti internet e che la pandemia ha contribuito a rendere sempre più popolari: in futuro saremo capaci di visitare, con la piena capacità spaziale del 3D, il MOMA di New York standocene comodamente seduti nel nostro salotto di casa con l’aiuto di un supporto fisico.

Ma non sono solamente le Big Tech ad aver avviato dei progetti per la realizzazione del (proprio) metaverso: anche le amministrazioni pubbliche guardano con interesse alla realtà virtuale e alle innovative opportunità che essa porta con sé. Al momento della pubblicazione del presente articolo, la Corea del Sud ha da poco annunciato di voler spostare tutta la propria pubblica amministrazione nel metaverso, offrendo al cittadino un servizio a 360°. Nell’ottica della smart evolution, a Seul è nato il “Metaverse 120 Center”, un ambiente tridimensionale totalmente virtuale che si propone di assumere trenta dipendenti nei prossimi tre anni, tutti ovviamente reali ma che dialogheranno e serviranno il cittadino sottoforma di avatar, dalla semplice richiesta di documenti fino alla possibilità di sporgere denuncia, passando per l’accesso virtuale a tutti i principali siti storici della città e la replica delle principali ricorrenze coreane, come ad esempio la Festa delle Lanterne. I dirigenti della capitale sud-coreana si trasferiranno tutti nel metaverso, ma l’obiettivo ambizioso è quello di “trasportare” e vivere la città di Seul all’interno del metaverso. Seul conta di portare a compimento parte del progetto entro il 2023 e a completarlo entro il 2026.

Quanto scritto finora delinea una nuova frontiera digital che dovrebbe entrare con forza all’interno dei piani strategici della PA e delle imprese italiane (dalle microimprese, passando per le PMI, fino alle grandi imprese), attraverso un uso sapiente e mirato dei fondi del Pnrr. In gioco ci sono migliaia di nuovi posti di lavoro, creati grazie al metaverso: dalle infrastrutture digitali, alle piattaforme online.

 

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