DAL CALCIO ALLA VITA

10 VALORI CHE CI TRASMETTE LA VITTORIA AI CAMPIONATI EUROPEI DI CALCIO

Sull’onda del trionfo azzurro ai campionati europei di calcio, ci sono alcuni aspetti del gioco della nostra nazionale – provenienti direttamente dal campo, quello vero – che possono insegnarci molto rispetto ai nostri modelli professionali e di vita. Tra il serio e il faceto, riflettiamoci su.

  1. La flessibilità. Siamo entrati in campo per fare una partita e dopo due minuti abbiamo dovuto cambiare tutto: schemi e approccio mentale. E abbiamo dovuto cambiare ancora nel corso della partita più volte, adattandoci alle varie situazioni che via via capitavano. Giocatori stanchi, infortunati o non in forma, cambi di modulo di gioco da parte dell’avversario, ecc. Il cambiamento è sempre necessario, dall’inizio di un percorso sino al suo momento finale.
  2. Difendere il proprio “statuts” non paga. Noi l’abbiamo praticato per anni il calcio del “catenaccio”, con alterne fortune, e ieri lo abbiamo subito dai maestri del bel calcio. Ma non funziona più: se non metti coraggio e azione al tuo gioco attaccando gli spazi – di campo o di mercato che siano – il successo non può arrivare. Se invece agisci solo per difendere la posizione, prima o poi il gol lo prendi.
  3. La leggerezza. Veder sorridere e scherzare i nostri giocatori nei momenti più critici può aver fatto pensare che erano giovani incoscienti rispetto a quello che si stavano giocando. E invece è stato parte del successo lo sdrammatizzare le situazioni, l’arrivare ai momenti top concentrati ma leggeri. Infonde sicurezza a se stessi e al team, rende più sicuri dei propri valori anche rispetto agli avversari (o ai concorrenti). Portiamola sempre con noi questa leggerezza.
  4. Gli errori. Sbagliare capita, fa parte del gioco. Chi non sbaglia non vince perché non osa, e chi osa ha buone probabilità di commettere qualche errore. Facciamone tesoro, impariamo da quelli errori, accettiamoli come parte del nostro percorso senza drammi né sconti.
  5. Il team. Poche parole al riguardo: se il successo è arrivato è perché tutti hanno creduto nel gruppo con caparbietà. “La forza del branco in ciascun lupo sta, la forza del lupo nel branco sarà”, recita “Il libro della giungla” di Rudyard Kipling.
  6. La leadership. Avere “capi autorevoli” che sanno di cosa parlano (ex giocatori di successo), e che nella fattispecie hanno anche passato vicende complesse nella vita tali da renderli uomini di grande esperienza e di grande stile, è ciò che serve a ciascun gruppo per avere sempre una direzione tracciata e motivante.
  7. La celebrazione del successo. Quando si vince è liberatorio esprimere la propria contentezza, tributare il valore di chi ha concorso al successo e celebrare le soddisfazioni del team. Non solo per la vittoria arrivata, ma come consolidamento di quel gruppo, di quel successo e di quelli che possono arrivare con lo stesso spirito di unione.
  8. La comfort zone non conta più. La delocalizzazione del proprio lavoro, o gioco che sia, porta ad esprimersi al meglio in ognidove a prescindere dagli stereotipi tradizionali. Anche nella fossa dei leoni di Wembley, (troppo) piena di avversari più o meno sportivi. Quel che conta è il contenuto di ciò che si mette in campo, non l’arena che si ha alle spalle, favorevole o contraria alla sfida che stiamo affrontando.
  9. La responsabilità. È l’elemento determinante di ogni successo se ognuno se lo porta dentro come primo attore. Dopo i terribili momenti che il paese ha passato, è certo un “peso” che i nostri giocatori hanno sentito forte senza il quale non ci sarebbe stata la stessa fame di successo. Questo è un paradigma essenziale in tutto ciò che facciamo, è l’unica modalità per essere protagonisti con impegno e con la consapevolezza che il successo lo determiniamo noi.
  10. L’effetto traino. Da oggi, 12 luglio, ci sentiamo un paese migliore, tutti orgogliosi di aver vinto come squadra contro chi politicamente alla “squadra dell’Unione Europea” ha voluto rinunciare. L’effetto è catartico ben oltre il valore sportivo della competizione, come fattore di buon augurio e di stimolo per fare del nostro meglio nella ripresa che ci aspetta.

Ben vengano allora gli insegnamenti provenienti da un torneo di calcio.

 

Roma, 12 luglio 2021

Filippo Antilici de Martini di Valle Aperta

      

 

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