Il nuovo Piano 4.0

Il Piano Nazionale Transizione 4.0

Il Piano Nazionale Transizione 4.0 (industria 4.0) è entrato in vigore con la Legge di bilancio 2021, sostituendo il precedente Piano Nazionale Impresa 4.0 e le relative misure, tra cui iper e super ammortamento.

Il nuovo piano consiste in un investimento di circa 22 miliardi di euro volto al sostegno della ripresa economica e in particolare delle imprese nel processo di digitalizzazione e sostenibilità ambientale.

Modifiche al Piano 4.0

Come ha sostenuto il Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, il Piano Nazionale 4.0 rappresenta “il primo mattone su cui si fonda il Recovery Fund italiano”. Proprio per far fronte alle esigenze di quest’ultimo, il Piano 4.0 appena approvato subirà già delle modifiche.

Occorre muoversi in ottica green, pertanto ci sarà una revisione dei crediti d’imposta per garantire aiuti più sostanziosi sui beni funzionali alla digitalizzazione delle imprese (ex iperammortamento) e predisporre minori agevolazioni per i beni strumentali tradizionali (ex superammortamento).

Tali cambiamenti dovrebbero essere inseriti nel prossimo decreto legge con le misure per le imprese che il governo varerà a fine gennaio, dopo il via libera del Parlamento a un nuovo scostamento di bilancio.

Le modifiche riguarderanno anche il valore stesso del Piano, già ridotto di 3,1 miliardi di euro tra prima e la seconda bozza, passando cioè da 24,8 miliardi, a 21,7.

Le principali novità

Per evitare il blocco degli investimenti da parte delle imprese, ma anche a tutela del superbonus del 110%, il piano prevede una clausola di garanzia tale per cui le maggiorazioni allo studio per l’acquisto di beni digitali saranno retroattive, cioè a partire dagli investimenti effettuati dalla data di avvio del Piano prevista dalla manovra, ossia il 16 novembre 2020. Inoltre, il piano conterrà chiarimenti relativi al periodo di applicazione del nuovo regime rispetto a quello della manovra.

Tra le novità rientrano, come anticipato, la limitazione dell’ex superammortamento per i beni strumentali tradizionali, il quale varrà solo per il 2021, e non più anche per il 2022, con un credito d’imposta del 10% nel limite massimo di costi ammissibili pari a 2 milioni di euro. Per tutte le imprese, piccole, medie e grandi, sarà possibile usufruire del credito d’imposta in un’unica quota annuale nel 2021.

Con il decreto legge per lo scostamento di bilancio si cercherà quindi di rafforzare le misure a sostegno dell’innovazione. Infatti, si prevede che il credito d’imposta per i beni relativi all’ex iperammortamento manterranno la maggiorazione al 50% anche nel 2022 e non solo per il 2021, per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro.

Per quanto riguarda invece i beni strumentali immateriali 4.0, l’aliquota salirà dal 20 al 25%, mentre quella relativa ai beni strumentali immateriali non 4.0 salirà dal 10 al 15%, con un massimale a 1 milione di euro.

Infine, le agevolazioni previste per gli investimenti in Ricerca & Sviluppo vedranno un aumento dal 20 al 25% fino a 4 milioni di euro, mentre quelle per l’innovazione tecnologica finalizzata alla transizione ecologica prevedono un aumento dal 15 al 20% con massimale di 2 milioni.

“Occorre evitare che le imprese fermino gli investimenti in attesa di agevolazioni più generose”

La sfida più grande a cui dovrà far fronte il nuovo Piano 4.0, come sostenuto da Patuanelli, sarà quella di evitare, grazie alla clausola di garanzia, che le imprese fermino gli investimenti in attesa di agevolazioni più generose.

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