Meta e l’innovazione del metaverso

Il metaverso non è certamente un concetto nuovo: ogni forma di ambiente virtuale in cui gli utenti possono interfacciarsi vicendevolmente tramite avatar è da considerarsi un metaverso.

L’idea di Meta lanciata da Mark Zuckerberg non è, di per sé, innovativa: già altre realtà come Minecraft e Second Life hanno sperimentato con successo il modello metaverso. L’innovazione proposta dal fondatore di Facebook sta nel fatto che Meta si presenta come naturale evoluzione del nostro modo di vivere, che permetta non solo di giocare o interagire con altri utenti ma anche di lavorare, di investire o di commerciare in un mondo completamente virtuale: è una declinazione futuristica dei servizi già offerti su Facebook, con un bacino di utenza potenziale di circa due miliardi e mezzo di utenti.

Come già scritto su Sentieri Digitali, questa realtà punta a sostituire non solo le modalità di lavoro, ma anche quelle sociali e relazionali degli utenti/consumatori. Seul vuole implementare un proprio metaverso per la gestione della pubblica amministrazione: una città completamente virtuale, che non avrebbe più bisogno di strade, ferrovie o traghetti per far muovere i cittadini. È una realtà digitale che facendo rivivere l’utente attraverso l’avatar ne garantisce anche la riservatezza e lo depersonalizza, abbattendo eventuali barriere sociali legate al colore della pelle, all’etnia, al sesso, al genere e all’orientamento religioso o sessuale.

L’accesso al metaverso

Il metaverso vive grazie ai supporti fisici per la realtà aumentata (o augmented reality, AR) e per la realtà virtuale (o virtual reality, VR): ma le distinzioni non si riducono ai dispositivi che le richiedono.

La realtà aumentata utilizza come base spaziale il mondo reale, mentre la realtà virtuale è completamente virtuale. Gli utenti in realtà aumentata possono controllare la loro presenza nel mondo reale, mentre gli utenti in realtà virtuale sono dentro un sistema completamente informatizzato e quindi dentro un mondo fittizio. L’accesso al metaverso di Meta sarà possibile tramite il visore VR Quest 2 e le sue successive versioni (per darne un riferimento visivo, probabilmente molti ricordano il film “Ready Player One”): già in tempi non sospetti, Zuckerberg aveva adocchiato i visori di Oculus – gli Oculus Rift – fino a inglobarla e farne una divisione interna a Facebook.

Nel metaverso si lavora, si socializza, si fa formazione, ci si può perfino allenare (alle giuste condizioni). La piattaforma è pensabile per ospitare tutte le app e i programmi, garantendo un unico punto di riferimento: Facebook e Instagram sono già pronte per entrarvi, Smartsheet e Spike si stanno preparando e molte altre o stanno già avviando i propri programmi di metaverso o intendono unirsi a Meta.

Il grande vantaggio offerto dal metaverso è rappresentato dalla realizzazione di nuove connesse che cambiano il modo in cui le persone si approcciano e utilizzano Internet, così come ad altre tecnologie di comunicazione digitale correlate. Si pensi, come già evidenziato in precedenza, alle tecnologie blockchain e ai nuovi sistemi di pagamento, passando per i sistemi di valuta digitale, fino ad arrivare agli NFT; certamente Meta si dimostrerà pronta a usufruire di tutti i trend del settore digitale.

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