Il Piano con e per l’Europa

Con l’approvazione del bilancio ogni Stato membro finanzierà la ripresa economia attraverso i titoli di Stato europei per sostenere i progetti di riforma strutturali. Complessivamente sono 750 miliardi di euro da investire seguendo il Piano nazionale di ciascun Paese.

Il 10 dicembre, al Consiglio europeo, si era raggiunto l’accordo su quello che sarà il prossimo bilancio pluriennale dell’Unione europea dopo la conferma del superamento del veto di Polonia e Ungheria. All’interno ci sono i 750 miliardi di Next Generation EU distribuiti tra i Ventisette e di cui l’Italia sarà la maggiore beneficiaria. Più volte si è detto dell’imponente dimensione e considerevole significato che ha questo accordo. In primo luogo perché i soldi in questione saranno presi a debito sui mercati finanziari dalla Commissione europea, usando il bilancio comunitario come garanzia; ed in secondo luogo, si tratta di un ombrello che finora non era stato aperto e messo a disposizione per l’Unione. Tuttavia, è un ammontare che arriverà in più tranche, dunque non subito e soprattutto dovrà passare al vaglio dei controlli della Commissione.

Il Recovery Plan è ciò che segnerà la svolta politica per l’Ue.

La Commissione ha definito le linee guida per la compilazione dei progetti con alcune modifiche o, per meglio dire, aggiunte ai pilastri che ogni Stato dovrà prendere in considerazione per porre le fondamenta per la ricostruzione e la ripartenza: transizione verde, digitalizzazione, produttività e competitività, coesione sociale e territoriale, resilienza istituzionale e politiche per i giovani della prossima generazione, con attenzione al tema sociale e riferimenti espliciti alla parità di genere. Tuttavia, bisognerebbe cercare di evitare di fare “una raccolta di esigenze e di emergenze”, come ha avvertito il Commissario Ue agli Affari economici Paolo Gentiloni, sostenendo che le scelte riguardanti il piano devono essere sostenute da coraggio e visione strategica perché sarà difficile farlo in un’altra occasione. Gli Stati membri dovranno presentare i piani definitivi entro fine aprile 2021. Successivamente la Commissione avrà due mesi per esaminare e valutare i contenuti e inviare al Consiglio europeo le raccomandazioni per stabilirne l’attuazione entro un mese. Gli esami richiedono tempistiche certamente non brevi e la situazione attuale richiederebbe accelerazioni in vari ambiti, dal sanitario all’economico. Ma diversamente sarebbe probabilmente anche controproducente ai fini della qualità dei progetti.

La Commissione avrà il compito di approvare o rifiutare i piani che verranno presentati, infatti si presentano tre possibili scenari: potrà avallare il piano e consegnare l’importo prefissato allo Stato membro; potrà approvare il piano ma inviare meno fondi se i calcoli effettuati e presentati dallo Stato membro non convinceranno la Commissione oppure ritenere il piano non idoneo e qui si presenterebbe l’ipotesi più funesta: non ricevere i fondi. Per questo è importante scrivere e definire nel dettaglio i piani nelle prossime settimane.

Investimenti e riforme dovranno essere dettagliati, con obiettivi e tempistiche.

Tutte le riforme contenute nei piani dovranno mostrare e dimostrare dei target per affrontare le sfide nazionali, quantificando gli obiettivi da raggiungere. Si dovrà investire massicciamente sull’occupazione per rilanciare la competitività del Paese. Bisognerà investire anche nelle assunzioni di dirigenti pubblici qualificati con un approccio manageriale, che si è visto essere indispensabile ancor di più in situazioni di emergenza. Molti interventi significativi, con molte meno risorse economiche, sono stati realizzati negli anni del cd. “European Recovery Program” per ricostruire l’Europa Occidentale, fra tante contraddizioni ma importanti provvedimenti sostenuti dallo slogan “In qualunque circostanza, si raggiunge il benessere soltanto insieme”. Si potrebbe adottare una simile formula anche questa volta.

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