Soldi, soldi, soldi

Si parla solo di questo oramai. Con il Recovery Fund verranno stanziati 209 miliardi all’Italia di cui 81,4 come trasferimenti diretti e 127 miliardi come prestiti. È cosa buona e giusta ma bisognerebbe dirlo come ha fatto il presidente Conte e poi fermarsi dal momento che si è creato un coro in cui tutti dicono le stesse cose. Sarebbe meglio cercare di evitare il grave errore di scegliere le buone notizie e utilizzarle per la propaganda che perderebbe consistenza e valore.
 
Steven Mnuchin, segretario al tesoro degli Stati Uniti d’America, ha detto che l’amministrazione è disposta a cancellare prestiti pubblici alle piccole imprese per 518 miliardi di dollari pari a 452 miliardi di euro. Con una sola firma Washington varerebbe così più sussidi di quanti sia riuscita ad organizzare l’Unione Europea dopo cinque mesi di duro lavoro e dopo il vertice dei capi di stato e di governo più lungo della storia. La politica deve fare bene e coloro che ne fanno parte saranno valutati dai cittadini per i risultati. Il popolo italiano è maturo ed anche responsabile. Soprattutto in grado di capire che le notizie che vengono date giornalmente non hanno quasi sempre una giusta coerenza rispetto al programma presente, qualora ve ne sia uno.
 
La sigla RRF sta per Recovery and Resilience Facility: è il nome tecnico dello strumento principale del Recovery Fund, il pacchetto di aiuti approvato dal Consiglio europeo. La RRF fornirà fondi agli Stati in cambio di riforme e investimenti. Tuttavia, l’Italia ancor prima del Covid stava predisponendo le priorità da affrontare vista la situazione economica in cui versava e adesso se ne sono aggiunte altre e dal fronte straniero gli olandesi sostengono che siamo un Paese diviso dal momento che siamo pieni di leggi inconcepibili e magari incapaci di avere una visione a lungo termine. Per questo la vera domanda è se siamo pronti a fare delle riforme oppure se dobbiamo continuare soltanto con titoli enunciativi e magari anche in inglese e non nella nostra lingua madre. Queste riforme, doverose per ottenere i fondi UE, sono le stesse che non si sono adottate per circa 30 anni e a questo punto è molto semplice dire che è la burocrazia la generatrice di questo cortocircuito. Si ricorda che il lavoro agile è utile come la formazione a distanza per gli studenti; c’è un’emergenza per i giovani lavoratori che devono crescere e formarsi. C’è una buona notizia, la quota rosa del gruppo Poste italiane è pari al 54%. Un manager su tre è donna e sono i fautori dello smart working.
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