POLITICA

Ex Ilva

12/11/2019
di Francesco Chiappetta

Quella dell’ex Ilva, purtroppo, è una questione che ha tanti aspetti tristi. Diversi sono i quesiti che, in primis i lavoratori dello stabilimento, si stanno ponendo assieme ai politici e alla gente che sta seguendo il problema. È possibile che non si riesca ad avere un ciclo produttivo dell’acciaio? Il processo produttivo, la colata continua, la colata in ferro, la laminazione, la laminazione a caldo, la laminazione a freddo. Sono procedimenti ai quali si vorrebbe trovare una soluzione più “ecologica” per rispondere allo scottante e allarmante tema dell’inquinamento che- da anni ormai- è presente a Taranto.
 
Ma qual è il mercato mondiale ed europeo dell’acciaio? Si dovrebbe puntare ad una valutazione del modello e oltre alle variabili di flusso ed alle variabili di livello, vi è un ulteriore elemento fondamentale nei circuiti di retroazione ovvero la funzione decisione. Essa contiene le indicazioni necessarie per l’azione delle variabili flusso. Possiamo distinguerle in due classi: la prima contenente tutti quei processi che possono essere definiti come necessari o fisiologici, ovvero non legati ad una decisione cosciente da parte di un operatore. Ad esempio, il grado di utilizzo e l’età media degli impianti che determina il tasso di obsolescenza fisica degli stessi. La seconda relativa alle funzioni di decisioni che servono a modellare quelle attività e operazioni vere e proprie riproducendo quindi veri processi decisionali. In questo caso il flusso di assunzione dei dipendenti è una decisione vera e propria, influenzata dalle informazioni, relativa alla produttività dei dipendenti; dalla domanda attesa e dal livello produttivo desiderato. Tutto il processo ha la caratteristica di avere elevati costi di investimento iniziali e costi di esercizio contenuti, con una produzione che si attesta nell’ordine dei milioni di tonnellate.
 
In questi giorni sentiamo tanto parlare, nei dibattiti, nelle interviste, ma senza pensare ai 10.000 dipendenti ex Ilva e 10.000 lavoratori dell’indotto e la domanda se sia sufficiente la cassa integrazione sorge spontanea. Si parla di 2500 lavoratori a rischio e lo Stato dovrebbe creare un ecosistema rispondente alle esigenze del Paese. È semplice dire: lavorare poco, guadagnare molto, dimenticando che siamo all’ultimo posto su tutti i fronti. Il debito pubblico più alto rispetto ai 28 Paesi (siamo sotto la Grecia).
 
Si assiste a dei dibattiti sterili in televisione e il Governo dovrebbe togliere i cd. spazi di assistenza inutili e pagare per 12+12 mesi i giovani da inserire nel mondo del lavoro. Bisognerebbe arrestarsi un attimo con la comunicazione che fa il controcanto al governo che perde, allo stesso tempo, voti e credibilità. La ricetta è semplice: fare, fare, fare!

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