POLITICA

Di che cosa parliamo?

22/01/2019
di Francesco Chiappetta

È stata una settimana piena di turbolenze a partire dalla Borsa che ha visto delle società leader avere delle perdite veramente esagerate. È difficile parlare con gli esperti in quanto ognuno si trincera dietro eventi veri o falsi. Una cosa è certa, si evince chiaramente che c’è una forte indecisione nel prendere delle decisioni, in quanto il più delle volte comporta anche in maniera consequenziale delle spese. L’esempio parte dallo Stato che se fosse una società avrebbe una perdita di 2300 mld di euro.

Se le società hanno le stesse perdite, in proporzione, pare evidente che le banche e gli istituti di credito non sono assolutamente buoni e neanche comprensivi nei confronti del Paese. Anche qui taluni sostengono che alcuni uomini di governo si sono leggermente ribellati, o meglio,  hanno fatto un po’ di chiasso e sono riusciti a farsi notare, ma sembra che non ci siano risultati consequenziali e proporzionali al frastuono fatto.

Un altro elemento che emerge è che ogni paese, in questo momento, pensa al proprio interno e dal buco della serratura guarda il resto del mondo. Poi si gioca sulla terminologia, sovranisti, nazionalisti, etc. Vi è solo una piccolissima percentuale di persone che riflettono, analizzano e vedono qual è la differenza. Il Paese per molti anni è stato abituato a lavorare, a rispettare il prossimo, mugugnare quando ce n’era bisogno e comunque si andava avanti. Venendo meno quanto descritto e non sapendo più che dire, si adopera una parola magica “siamo dinanzi a un cambiamento”, di tipo peggiorativo. Peggiorativo per chi? Non certamente per coloro che sono nati nel 2000 in quanto non hanno un’esperienza del passato non conoscono come è andato l’andamento, hanno avuto modo di vedere che il mondo rispetto ai propri genitori è cambiato e per loro il cambiamento si chiama “internet”. La verità è che la digital transformation è diventata una realtà a livello internazionale. Nessun paese europeo ha pensato di trasferire ai paesi dell’Africa, ad alcune parti dell’Asia, il nostro sapere per trasferirlo sul piano della conoscenza, dell'informazione e della formazione al fine di poter far crescere questi giovani di Paesi meno fortunati rispetto a noi.

Per quanto ci riguarda, abbiamo avuto particolare soddisfazione proprio sul Digital Innovation Hub che a livello europeo hanno valutato in maniera severa e attenta la nostra proposta di entrare a far parte del prestigioso network europeo dei 28 paesi e con molta buona volontà anche il Lazio ha avuto tramite noi, il Digital Innovation Hub Virtuale (virtuale solo per distinguerci dagli altri ma è molto concreto). Il network europeo consente a tutti i presenti di avere un interscambio tra loro e quindi puntare a progetti europei mirati che riguardano il trasferimento delle conoscenze della digital transformation in favore delle pmi, grandi imprese e aziende pubbliche.

Il Ministero dello Sviluppo Economico nella finanziaria ha messo 15 milioni di euro volti a favorire lo sviluppo delle tecnologie e delle applicazioni di intelligenza artificiale, attenzione verso la blockchain ed anche la realtà di IoT con una dote di 15 milioni di euro per anno nell’intervallo 2019-2020-2021. Fa cenno a fondi e progetti di ricerca e innovazione da realizzare in Italia tra soggetti pubblici e privati ed anche esteri nelle aree strategiche per lo sviluppo di quanto sopra descritto.

È stato molto interessante presentare a TIM il Digital Innovation Hub dalla genesi, alla crescita e alla presentazione in ambito UE per il riconoscimento dell’inserimento nell’albo europeo. Si è svolto a Roma un incontro presso il Rotary Club Roma Parioli che rientra nel Distretto 2080, ed è stato affrontato il tema come un evento sul tema del “Digital Innovation Hub Virtuale”, è stato molto apprezzato e vi sono stati degli interessanti interventi mirati sulla digitalizzazione.


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