POLITICA

I 150 anni dell’Italia e l’orgoglio di essere Italiani

18/03/2011
di Francesco Chiappetta

I 150 anni dell'Unità d'Italia sono diventati una festa fortemente sentita a livello nazionale, anche se accompagnata da polemiche di varia natura, scaturite da un'errata interpretazione, da più parti, del concetto di federalismo.

In molti hanno evidenziato il termine di "unità" come se vi fosse un rischio di allontanamento tra le diverse Regioni. Lo stesso Presidente Napolitano ha ricordato che «se fossimo rimasti come nel 1860, divisi in otto stati, senza libertà e sotto il dominio straniero, saremmo stati spazzati via». Tuttavia, al di là delle consuete polemiche politiche che contrappongono la Lega ai partiti dell'opposizione, non vi è reale intenzione da parte di alcuno, né a livello istituzionale né di movimento dei cittadini, di una vera "secessione".

Quanto deve rimanere nella mente e nel cuore di ogni cittadino, dopo le celebrazioni che hanno avuto come protagonista il Tricolore, è lo spirito degli uomini che hanno reso possibile l'Unità d'Italia con i loro ideali, il coraggio e il sacrificio personale, in nome di un Bene Comune di cui molti di loro non hanno potuto godere i frutti, essendo caduti in battaglia.

Un coraggio ed una abnegazione, in nome di principi ideali, che oggi sembrano scomparsi nei comportamenti degli italiani, siano essi semplici cittadini o uomini delle Istituzioni, a qualsiasi livello. L'enorme evasione fiscale, la corruzione dilagante, il susseguirsi di scandali e l'assenza di senso civico rappresentano un rischio per il futuro del Paese, per il disgregarsi della società nel suo insieme, travolta da un opportunismo e da una sfrenata corsa al personale benessere che mina alla radice il senso dello Stato e della Comunità.

L'Italia di oggi nasce non solo dal Risorgimento e dal sangue dei patrioti, ma anche dalla fatica e dall'impegno di quanti, negli anni della ricostruzione post-bellica, hanno costruito faticosamente il benessere di oggi. Il "boom economico" degli anni '50/'60 è stato possibile perché milioni di persone hanno lavorato insieme a realizzarlo, collaborando nei loro diversi ruoli (di imprenditore, lavoratore, amministratore pubblico) e sentendosi parte di una società. Oggi prevalgono modelli di comportamento individualisti, in cui ciascuno cerca di trarre vantaggio dagli altri con la prevaricazione, non con la cooperazione. E’ contro questo stile di vita che il ricordo degli Italiani che hanno reso grande il nostro Paese può essere un stimolo a ritrovare i valori di una Comunità orgogliosa delle sue origini e del suo sviluppo.


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