POLITICA

Si parla ma non si cambia

05/05/2020
di Francesco Chiappetta

Il coronavirus purtroppo non è servito a far riflettere il mondo che ci governa. In questi giorni abbiamo assistito a degli avvenimenti incresciosi a partire dalla trasmissione condotta da Massimo Giletti su La 7 che, in maniera coraggiosa, ha messo in luce il ruolo del ministro Alfonso Bonafede e del magistrato Nino Di Matteo. “Sono tutti al di sopra delle parti”, “si lavora per un interesse comune”, “noi lavoriamo per il Paese”. Cosa c’è di meglio dinanzi a queste affermazioni? Bonafede aveva promesso a Di Matteo che lo avrebbe nominato capo del Dap-Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Durante il dibattito Di Matteo, senza mezzi termini, ha detto quel pensava nei confronti del ministro. Non entriamo nel merito ma è solo un’ennesima dimostrazione che non cambia nulla. È inutile dirvi le considerazioni dei politici da Andrea Orlando (PD) il quale sostiene che il sospetto non è l’anticamera della verità a Mariastella Gelmini (FI) che in maniera serena dice solamente “o Di Matteo lascia la magistratura o Bonafede lascia il ministero della giustizia”. Anche qui, non cambia nulla. Nelle chat, non più Rousseau, i 5 stelle sostengono che il ministro Bonafede “è indifendibile”. Tutto ciò mette il governo in grossa difficoltà ma si resta tutti in silenzio e si va avanti con la scusa del Coronavirus e quindi ancora non cambia niente.
 
Il Paese è in forte sofferenza, molti rappresentanti dell’industria delle PMI sostengono che certamente il 40/50% delle PMI non apriranno, ma andiamo avanti. Il governatore della regione Calabria, Jole Santelli, si esprime così: “ho fatto l’ordinanza per non dare spazio alla mafia” vale a dire tutto quello che sostengono gli altri partiti ovverosia che la mafia ha denaro fresco e quindi bisogna stare attenti. Anche qui, non cambia niente, è sufficiente avere due fronti opposti.
 
Andando sul comico, per alleggerire, parliamo dei congiunti, termine che giuridicamente non ha nessuna definizione ma è motivo per parlare e quindi anche qui non cambia nulla. Dal fronte Bergamo il sindaco Giorgio Gori è particolarmente assente, non parla del servizio di igiene che compete al Comune da sempre e ogni sindaco nei momenti buoni mette in luce il proprio ruolo. In questo momento la città di Bergamo vive un momento difficilissimo e quindi massimo silenzio. Ripetiamo: non cambia niente.
 
Ci divertiamo molto, come diversivo, a parlare di due persone che governano, rispettivamente Boris Jhonson primo ministro del Regno Unito che neanche ci vede come Paese Italia e Donald Trump presidente degli Stati Uniti d’America che non ci cita mai se non per sbaglio. Ma noi continuiamo a parlare con la speranza che si accorgano dell’esistenza dello stivale. Anche qui, non cambia niente. Il ministro per gli affari regionali e le autonomie Francesco Boccia, che come noto è senza portafoglio, per metterci in luce intende fare ricorso al Tar per l’apertura anticipata da parte dell’azione del governatore Santelli verso i propri cittadini. Secondo noi la vera sorpresa è che il 60/70% purtroppo non aprirà ma non perché Jole Santelli glielo ha chiesto. Il motivo è che non ci sono i soldi per andare avanti e quindi si prova a sollecitare il governo a dare liquidità alle PMI in particolare per il Mezzogiorno per evitare quello che dice il governatore: finire nelle mani della delinquenza.
 
Infine, questo è un Paese di maschilisti e lo ha dimostrato subito Vittorio Colao, designato dal governo italiano per guidare la task force nella fase di emergenza Covid-19, che tra i suoi componenti (per la verità non solo lui ma anche gli altri 450 commissari nelle 15-16 commissioni) non hanno inteso inserire una donna. Le mie previsioni sono che per rispondere alle politiche giornaliere nomineranno almeno dieci donne quando già la strada è ormai percorsa e quindi dovranno correre per agganciarsi ai capi fila. In questa settimana speriamo che il governo realizzi azioni serie e concrete come hanno fatto tutti i paesi europei nel dare dei danari direttamente alle persone senza curarsi se 8/9 regioni, sia di maggioranza che di minoranza, abbiano o meno inteso rispettare le indicazioni del governo. L’auspicio sarebbe quello di non sovraccaricare i tribunali regionali. Infine, abbiamo il Mes. Prendiamo o non prendiamo i soldi? La risposta è affermativa, prendiamoli ma sopprimiamo il Mes.

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