COMUNICAZIONE

Il Digital Innovation Hub Virtuale corre

27/02/2019
di Redazione

Come al solito, si è svolto l’ultimo mercoledì del mese, nel giorno 27, l’incontro di lavoro programmato con la Commissione di studio “Comunicazione e Innovazione”. Il tema affrontato è stato Innovazione Digitale e Informatica. E’ stato utile ed interessante capire il concetto, che spesso usiamo, di Innovazione con il ruolo di Innovatore. A chi è rivolto il concetto di Innovatore? Qual è il target credibile e di riferimento? Per sviluppare questi concetti serve formazione e conseguentemente “Cultura”.

A Barcellona di recente si è svolto il famoso incontro “Mobile World Congress 2019”, che ha visto la partecipazione di circa 75 mila persone, di cui 35 mila esperti di sistemi informativi. Il nuovo, ormai, è diventato un fenomeno “continuativo”. Possiamo certamente definire il cambiamento che stiamo vivendo come sostanziale. Si è notato che, il più delle volte, le imprese delegano e diventa difficile capire il loro ruolo, o meglio, dove vogliono arrivare. Vi sono stati dei momenti particolari: per esempio, il 2014 è stato l’anno utile per pensare, il 2015 per capire il ruolo agile, il 2016 abbiamo vissuto il periodo digital e pre-digital e si è detto che i dati sono considerati digitali quando vi è un algoritmo, altrimenti siamo dinanzi ad un asset. Si è poi notato che 2/3 della capitalizzazione di alcune società hanno riguardato asset intangibili e non asset fisici. Nel 2017 si è parlato molto di piattaforme digitali con Intelligenza Artificiale ed al centro delle cose vi è l’ecosistema, che dovrà confrontarsi fra gli ecosistemi. Si sono viste tre aree: car factory, assurance e utility. Si può notare che, ormai da qualche tempo, si parla di emissione di bolletta unica, inserendo, per esempio, assicurazione, macchine in noleggio e servizio. Vincerà certamente un ecosistema che non è facile definire.

Bisogna fare attenzione ai risultati, che chiamiamo capabilities, che si ricavano con la tecnologia, con la cultura e con l’esperienza. Per crescere nella tecnologia quanta cultura serve? La tecnologia va verso la cultura e pratica i processi come fenomeno di cambiamento, pensando anche all’intelligenza. Gli esperti sostengono che nel prossimo triennio 2019-2021 si avranno dei nuovi modelli di business. Non a caso, le crisi delle Telco in parte è dovuta al mancato adeguamento al cambiamento. Poi si parla molto della Privacy, non ultimo del GDPR (General Data Protection Regulation), e, in questa circostanza, abbiamo scoperto in molti che i dati sono un valore per le aziende, e, quindi, è utile creare un centro di competenza della Privacy.

Poi vi è la Blockchain. Probabilmente, nel 2022 emergeranno due principi ispiratori: uno che guarda la tecnologia, e l’altro che diminuirà il ruolo della intermediazione. Un ruolo sarà riservato alla rete ed al relativo algoritmo. Sempre nel 2022 il 40% delle iniziative avranno bisogno di Ledger Technologies o tecnologie a registro distribuito. Questo mette in discussione il principio, devastante, da vedere nella legge di Gordon Moore, legge empirica che descrive lo sviluppo della microelettronica, che “ogni 18 mesi raddoppia…”. Si sostiene che la macchina batta l’uomo, anche nei games, ma bisogna sempre ricordarsi che è l’uomo che ha creato la macchina. Non a caso, nel 2015 si è molto sviluppato l’image recognition e nel 2017 le macchine hanno iniziato a vincere i tornei di poker, niente meno, bluffando durante il gioco. Il Machine Learning nel 2018 ha lavorato molto nel campo della diagnostica, precisamente sulla ricerca sul cancro. Oggi, con un giusto ecosistema Machine Training, è nelle condizioni per compiti a partire del fare a quello di insegnare. Questo vuol dire cultura, ma serve anche il relativo feedback, che si dà a chi fa bene! Necessita, non a caso, descrivere in 48 ore, poi in 24 ore e poi a 12 ore un’analisi dell’avvenimento e dare delle risposte nei tempi previsti.

Vi è un mutamento, oppure possiamo definirlo passaggio dai Progetti ai Prodotti. Ad esempio, se parliamo di acquistare un CRM nuovo, cosa bisogna fare? E’ opportuno definire prima i KPI-Key Performance Indicators e fare di tutto per migliorare gli indicatori, affinché il lavoro che definiamo di squadra, o team di lavoro, dia delle risposte rapidissime e appropriate. Nel campo bancario pensiamo ai mutui e loro market share, non più considerati un progetto, ma, ricordiamo ancora una volta, un prodotto.

Quindi andiamo sempre più verso l’individuazione del problema, dell’analisi, e poi, con rapidità, della soluzione. Il Digital Twin vuol dire diventare algoritmo che lavora sui dati. C’è bisogno di creare un gemello digitale. Ad es. non vi è dubbio che nel tracciare un pacco postale ci sia un algoritmo che segue tutta la filiera completa del percorso, fino al delivery. Il tutto è gestito, come noto, in tempo reale, in un clima di Innovazione, misurazione delle performance per mezzo dei KPI, da processi a prodotti riscontrabili subito e misurabili.

Parola d’ordine: capire i bisogni del cliente. E vincerà l’ecosistema.

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