FINANZA

Il Private Equity, un aiuto alle imprese in tempo di crisi

22/11/2012
di Matteo Di Pumpo

La cultura del nostro Paese nel settore imprenditoriale, è ancora particolarmente domestica e i fondi di private equity sono ancora poco conosciuti e “sfruttati”.

Eppure negli Stati Uniti i fondi sono molto diffusi e grazie ad essi idee geniali sono diventate aziende che fatturano miliardi: due esempi su tutti Facebook e YouTube.

Il private equity è un'attività finanziaria mediante la quale un investitore istituzionale rileva quote di una società (cd. target) acquisendo quote societarie da terzi oppure sottoscrivendo azioni o quote societarie di nuova emissione ed apportando nuovi capitali all'interno della società target al fine di consentire lo sviluppo e la crescita di quest’ultima.

Gli investimenti in private equity raggruppano un ampio spettro di operazioni, in funzione sia della fase nel ciclo di vita aziendale che l'azienda target attraversa durante l'operazione di private equity, sia della tecnica di investimento usata.

Solitamente il fondo di private equity resta all’interno della compagine societaria della target per un tempo limitato (es. 5 anni), il tempo necessario per poter portare avanti un progetto di sviluppo della società target, rientrare dell’investimento effettuato ed ottenere i guadagni sperati.

Dopo questo tempo stabilito, il fondo liquida o vende la propria quota, consentendo alla società target di poter continuare ad operare in autonomia e in una condizione di sviluppo molto maggiore rispetto alla condizione in cui si trovava prima dell’investimento del fondo.

Tutti i fondi naturalmente investono nelle società target per ottenere un profitto, occorre però distinguere i fondi che investono per far in modo che la società cresca, si sviluppi e possa poi continuare ad operare in autonomia e i fondi che invece entrano nella società la smembrano e quando il fondo esce dalla società target, quest’ultima non esiste più.

Si parla a tal proposito di fondi avvoltoio e fondi locusta.

I fondi avvoltoio entrano in una società (o uno Stato, come per esempio sta accadendo in Grecia) che si trova in una situazione di debolezza, e possibilmente vicino al fallimento, acquistano la società a prezzi stracciati, la ristrutturano velocemente e la rivendono.

Stessa cosa per i cosiddetti fondi locusta: essi entrano nel capitale delle società, utilizzano una forte leva finanziaria che scaricano sulla stessa società finanziando i suoi progetti di sviluppo e dopo qualche anno escono con straordinarie plusvalenze, lasciando però il peso della leva finanziaria a carico della società target. Obiettivo di questi fondi è spremere valore da una società per poi uscire e andarsene a cercarne un'altra e ricominciare daccapo lo stesso ciclo.

Ora però questo delicato meccanismo si è inceppato. La crisi economica, che ha drasticamente ridotto i fatturati e i margini delle aziende, rende problematico e in alcuni casi impossibile il pagamento del forte debito accumulato dalle aziende controllate dai private equity con le banche.

L’ultima frontiera nella ricerca di finanziamenti è il crowdfunding: l’imprenditore pubblica il proprio annuncio su un sito web specializzato chiedendo il finanziamento del proprio progetto alla community virtuale. Il crowdfunding si può riferire a processi di qualsiasi genere, dall'aiuto in occasione di tragedie umanitarie al sostegno all'arte e ai beni culturali, al giornalismo partecipativo, fino all'imprenditoria innovativa e alla ricerca scientifica.

Questo ultimo tipo di finanziamento, nato in Italia, però permette di raccogliere solo piccole cifre (intorno ai 10.000 euro), salvo casi eccezionali, come per esempio la raccolta fondi per la campagna elettorale di Barack Obama o la raccolta fondi portata avanti dal museo del Louvre per acquistare l’opera “Le tre grazie” di Lucas Cranach.

In conclusione, possiamo affermare che i fondi sono strumenti finanziari che, se ben utilizzati, possono contribuire allo sviluppo, al risanamento, al rilancio di una piccola e media impresa.

Ciò è possibile a condizioni che il fondo sia solido e serio, che non invade la proprietà, ma bensì l’affianca sul piano dell’analisi, della verifica, e di un business plan per poter ben capire se può camminare o meno con le proprie gambe.

Sono giunto a questa conclusione dopo aver esaminato con uno screening mirato le fattibilità dei fondi e aver assistito una startup italiana nella ricerca di un fondo private equity in Inghilterra ed in Cina.

Il successo delle operazioni di Private Equity è strettamente connesso alla corretta valutazione delle potenzialità di sviluppo e di creazione di valore di un'azienda, oltre che dalla rapidità di pianificazione dell’intervento e di azione. Il supporto di un advisor, dotato di esperienza nella gestione di transazioni complesse e con una profonda conoscenza sia del tessuto imprenditoriale nazionale che del panorama degli investitori istituzionali Italiani ed esteri, rappresenta un elemento di successo fondamentale in un contesto in continua trasformazione ed evoluzione.

Chi è interessato a conoscere in modo più approfondito questi temi, sia per cultura personale che per esigenze professionali, è invitato a scrivere all’indirizzo m.dipumpo@gmail.com. L’Autore è a completa disposizione per suggerimenti ed opportunità.


← Torna all’elenco
Disclaimer: alcune foto ed immagini pubblicate sul sito sentieridigitali.it sono tratte da Internet, e pertanto il sito non ne detiene alcun diritto di autore.
Qualora il soggetto ritratto o il detentore dei diritti sia contrario alla pubblicazione, lo segnali, via mail redazione@sentieridigitali.it oppure via tel. 06-5196.6778; la redazione provvedera' tempestivamente a rimuovere il materiale indicato.

© 2007-2018 Sentieri Digitali - Reg. Trib di Roma n. 538/07
Una iniziativa editoriale di SI-IES Istituto Europeo Servizi srl
P. Iva 04032171003