GREEN ECONOMY

La Responsabilità Sociale d’Impresa come pratica di sviluppo sostenibile

21/10/2012
di Silvia Possenti

Nata come risposta ai processi di globalizzazione, deregolamentazione e privatizzazione, la Responsabilità Sociale d’Impresa (RSI) o Corporate Social Responsibility (CSR) - secondo la terminologia anglosassone - rappresenta un fenomeno in crescente espansione che esprime il nuovo ruolo del business all’interno della società. Un ruolo che si concretizza, in particolare, nel triplice impegno da parte delle imprese di includere nelle attività di business valutazioni non solo economiche ma anche sociali e ambientali.

E’ in questa prospettiva che la Commissione Europea nel Libro Verde del 2001 definisce la RSI come “l’integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed ecologiche delle imprese nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate. Essere socialmente responsabili significa non solo soddisfare pienamente gli obblighi giuridici applicabili, ma anche andare al di là investendo “di più” nel capitale umano, nell’ambiente e nei rapporti con le altre parti interessate.” Tale definizione evidenzia il ruolo dell’impresa come entità che si impegna ad andare oltre i requisiti di legge per soddisfare le aspettative legali, etiche, sociali, economiche e ambientali di tutti gli stakeholders – o parti interessate – tanto nel breve quanto nel lungo periodo.

Adottare pratiche socialmente responsabili significa dunque contribuire a creare e promuovere uno sviluppo sostenibile in grado di preservare al contempo la profittabilità delle corporazioni ed aumentarne la competitività. In un contesto più ampio, ciò si traduce nel rispetto e nell’allineamento con iniziative strategiche elaborate a livello internazionale come la Dichiarazione Tripartita dell’OIL sulle Imprese Multinazionali e la Politica Sociale (1997/2000) e lo United Nations Global Compact (2000) che definisce dieci principi universalmente riconosciuti nelle aree dei diritti umani, del lavoro, dell’ambiente e dell’anti-corruzione.

In ambito europeo, l’aderenza a tali principi é accompagnata dalla promozione di numerosi progetti come l’organizzazione dello Multistakeholder Forum (2002) volto ad offrire uno spazio per il dialogo tra stakeholder (imprese, organizzazioni imprenditoriali, sindacati e rappresentanti della società civile) sugli sviluppi della responsabilità sociale delle imprese; la European Alliance for Corporate Social Responsibility (2006) ovvero una partnership aperta alle imprese per favorire ed incoraggiare la CSR, e la Strategia 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva (2010) che mette in luce l’impegno dell’UE nel rinnovare la strategia sulla responsabilità sociale come elemento chiave.

Sul territorio italiano, il concetto di responsabilità sociale d’impresa e le sue diverse applicazioni sono principalmente promossi e diffusi dall’Unione delle Camere di Commercio (Unioncamere) in collaborazione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Quest’ultimo ha infatti avviato nel 2002 il Progetto CSR-SC finalizzato a diffondere la cultura della CSR in Italia, garantire al cittadino un impegno effettivo ed una partecipazione attiva da parte delle aziende, supportare le piccole e medie imprese (PMI) nello sviluppo di politiche e strategie di CSR, realizzare un set di indicatori standard che consentano alle imprese di stabilire la propria posizione rispetto ai temi della responsabilità sociale. In relazione a tale progetto, un’indagine svolta da Unioncamere e l’Istituto per i Valori d’Impresa (ISVI) ha mostrato che l’orientamento delle imprese italiane verso l’adozione di pratiche socialmente responsabili è significativamente influenzato dalla natura dei settori economici e dalle dimensioni dell’azienda, con medie e grandi imprese maggiormente propense alla CSR. Un impatto minore è stato invece registrato in relazione al contesto geografico nell’ambito del quale tuttavia giocano un ruolo fondamentale i fattori socio-culturali e giuridico-istituzionali.

Da altri e paralleli studi emerge inoltre che l’implementazione di attività socialmente responsabili all’interno del tessuto imprenditoriale italiano sia principalmente incentrato su interventi a favore delle persone, della comunità e dell’ambiente mediante l’adozione di bilanci, forme di certificazione e partnership con il non-profit.

Complessivamente dunque l’Italia sembra mostrare volontà e impegno nella promozione ed adozione della responsabilità sociale d’impresa. Tuttavia, numerose sfide necessitano ancora di essere affrontate per favorire una cultura nazionale di CSR che si esprima come attività integrata nel core business di un’azienda. Fra queste vi è innanzitutto una maggior diffusione di pratiche socialmente responsabili all’interno delle piccole e medie imprese (PMI) che costituiscono oltre l’80 per cento del contesto economico italiano.

Poiché quest’ultime sono generalmente espressione di un tipo di CSR più informale, meno sistematico ed organizzato è importante che l’azione del governo si concentri sull’analisi delle forme più adeguate a promuovere la responsabilità sociale d’impresa nell’ambito della piccola e media imprenditoria. Ciò acquista rilievo alla luce delle crescenti sfide globali che pongono sempre più l’accento sulla necessità di trasformare le modalità di fare business, promuovendo un nuovo modello di capitalismo incentrato sui valori di sostenibilità economica, sociale ed ambientale.


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