FINANZA

Sofferenza del credito pubblico e privato: comunicazione ed etica

26/11/2010
di Luca Tittarelli

Il Convegno, organizzato da SI-IES Istituto Europeo Servizi, si è tenuto giovedì 18 novembre presso la Link Campus - University of Malta, con la partecipazione di esponenti delle Istituzioni e di operatori del Credito.

I lavori sono stati aperti dal chairman, Prof. Francesco Chiappetta, che ha posto in primo piano la divergenza tra il ruolo istituzionale del sistema creditizio (difendere e tutelare i più deboli, che necessitano di denaro per le loro attività ed iniziative) e la percezione ben differente, specie sul piano etico, che ne hanno i cittadini, confermata anche dai media.

Il Dott. Vincenzo Chiorazzo, Responsabile Centro Studi e Ricerche dell’ABI ha innanzitutto mostrato i dati che descrivono la dimensione del credito in Italia.

La situazione finanziaria delle famiglie presenta uno stock di indebitamento che al settembre 2010 ammontava a 583 mld di euro, pari al 38% del Pil, così suddivisi: mutui (60%), credito al consumo (10%) e altri prestiti (30%). Complessivamente, l’indebitamento familiare è al 61%, il valore più basso in Europa (dove il primato è detenuto dalla Spagna). Tali valori mettono il nostro Paese al riparo da una crisi finanziaria devastante come è avvenuto in altri Paesi. L’accesso al credito è aumentato nel tempo, sia per i mutui che per il credito al consumo, ma il tasso di crescita ha avuto una battuta d’arresto con la crisi culminata nel fallimento di Lehman Brothers, ritornando successivamente ad essere positivo.

In questo scenario, le banche italiane investono la loro raccolta prevalentemente in impieghi e meno in prodotti finanziari complessi, la cui “tossicità” ha generato la più grande crisi finanziaria del capitalismo. Questo è il motivo per cui le banche italiane sono state solo sfiorate dalla crisi che ha invece distrutto il sistema finanziario di altri Paesi.

Ma non ci sono solo note positive: in Italia la bassa crescita della produttività remunera il capitale investito in misura minore e quindi anche le banche sono vittime di un’innovazione scarsa e lenta. Sul fronte delle imprese del credito, l’ABI ha operato con impegno, in questi anni, per “fare selezione”, osservando che attualmente i mediatori creditizi sono in numero eccessivo.

L’On Gianfranco Conte, Presidente della Commissione Finanze della Camera, ha esposto il lavoro che la Commissione sta svolgendo per la modernizzazione del sistema bancario e le proposte di legge che sono in discussione.

Innanzitutto, il decreto sulle aziende ex 106/107 T.U. bancario deve essere modificato e reso più rigoroso, perché ci sono troppi mediatori creditizi, broker finanziatori, mediatori che fanno anche i rappresentanti (guardando alle commissioni intascate piuttosto che alla solidità del cliente, come è successo con i mutui subprime negli Usa).

La crescita dello spazio di mercato per tali mediatori è un fattore negativo, perché legata a tassi troppo alti, anche del 14-15%; tassi ingiustificati, specie se applicati su prestiti a rischio inesistente, quali la cessione del quinto dello stipendio.. Inoltre, è traumatico per il sistema che vengono agenzie straniere quali Santander che bypassano le regole di mercato sulle 106/107. Infine, molto spesso le aziende ex 106/107 sono costituite per nascondere fenomeni di usura, e quindi è necessario che siano effettuati maggiori controlli su tali imprese.

Durante questo periodo di crisi, le Fondazioni bancarie hanno svolto un ottimo compito, perché essendo fortemente legate al territorio hanno tracciato confini etici molto stringenti sull’operato delle banche. Ciò ha consentito di evitare le derive che hanno colpito il sistema bancario statunitense.

Sul piano dei compensi dei top manager, si osserva che la crisi non ha portato ad una limitazione dei bonus e degli altri meccanismi di premialità, e che pertanto si è tornati ai livelli di emolumenti precedenti la crisi.

Il sistema bancario svolge un ruolo primario nel sistema capitalistico e ha il diritto / dovere di produrre utili. In una situazione di crisi il grado di apertura al credito si riduce, per limitare i rischi di insolvenza, ma il sistema non può diventare troppo rigido. Si è arrivati a Basilea 3 poiché le regole descritte da Basilea 2 non venivano seguite dagli Usa, quindi non si possono applicare regole rigide perché il sistema del credito si sposterebbe verso i mercati asiatici.

Il tema del Too big to fail, riferito alle banche che erano troppo grandi per fallire, è servito a ridurre i costi delle banche principali, considerate più affidabili grazie alle loro dimensioni. Tuttavia, il caso Lehman Brothers ha stravolto le aspettative del mercato.

Per quanto concerne il rapporto con il consumatore, le banche hanno preso coscienza della situazione e hanno avviato un sistema di moratoria sui debiti della famiglia. In particolare per i mutui sulla casa, sarebbe stato più efficace, nel periodo di crisi, aumentare la rateizzazione. Oggi il problema per le banche sono quei soggetti che sono in sofferenza.

Nell’Abi c’è ancora da fare passi avanti nella tutela del consumatore; è necessaria una maggiore trasparenza, un maggiore impegno etico, per quanto riguarda i business delle banche, perché gran parte dei cittadini sono soggetti semplici e indifesi. Ad esempio, non vi sono motivazioni per cui il cliente sia obbligato a contrarre un’assicurazione quando richiede un mutuo bancario; ma il consumatore è debole e quindi firma, mentre la banca riceve una commissione dell’80/90% sul contratto: un fatto inaccettabile che pone un conflitto d’interesse con il consumatore.

Il Dott. Fabio D’Orefice, Direttore Generale BCC Gestione Crediti, ha illustrato il ruolo delle banche di Credito Cooperativo nella salvaguardia delle imprese del territorio. Infatti molto spesso le attività che sono in sofferenza sono imprese capaci, che dovrebbero essere affiancate da esperti per migliorare la gestione del loro cash-flow, invece di essere penalizzate dalla loro situazione di insolvenza. La gestione dei flussi di cassa è uno dei più importanti elementi della gestione finanziaria d’impresa, per questo è giusto che ci sia una penalizzazione (la commissione di massimo scoperto) per chi va oltre il fido concordato. Infatti significa che qualcosa nella gestione dei flussi di cassa è andato fuori controllo, e il rischio dell’azienda sta crescendo al di là delle aspettative.

La BCC nasce come evoluzione delle casse di risparmio dei piccoli centri, rivolgendosi alle attività rurali e artigiane. Nasce da operazioni di microcredito, realtà totalmente cambiata nelle banche. La BCC si differenzia nell’ambito delle Aziende di Credito per la sua “filosofia”, che predilige il legame con le aziende del territorio e con il patrimonio sociale che esse rappresentano. Quanto di più lontano dalle operazioni di “finanza creativa” e dagli impieghi in strumenti derivati che hanno determinato la recente crisi finanziaria, che infatti ha avuto un impatto minimo sui conti della BCC.

Nell’ambito della BCC si è operata una suddivisione in federazioni e società di supporto; in particolare, la BCC Gestione Crediti nasce per dare supporto alle realtà commerciali del territorio. Ad esempio, un azienda siciliana con 60 dipendenti doveva essere dichiarata in fallimento a causa dei mancati utili e dei debiti con le banche. La BCC, invece di fargli dichiarare il fallimento, portandola quindi a morte certa, ha preferito rifinanziarla e rimettere in ordine i suoi conti. Si è così evitato che gli impiegati perdessero il posto di lavoro, e l’azienda ha potuto continuare ad essere una realtà importante nel territorio.

In questo periodo di crisi, l’approccio “conser-vativo” della BCC ha consentito di aumentare la clientela rispetto alle altre banche, poiché è stata apprezzata la sua filosofia benevola che mira alla conservazione delle realtà territoriali, cercando di mantenere in bonis il cliente. Nell’attività di recupero crediti, ciò significa cercare di correggere i comportamenti che hanno portato all’insolvenza del debitore, non limitando l’attività alla mera riscossione dei crediti ma predisponendo il debitore ad un minore rischio futuro. Ciò mediante una collaborazione che lo induce ad una maggiore consapevolezza del futuro andamento del credito in sofferenza

BCC preferisce occuparsi di salvare l’azienda, patrimonio del territorio, piuttosto che recuperare il credito in maniera coatta lasciando il debitore al suo destino. Le altre banche, più rivolte al mercato internazionale, non hanno questa sensibilità nei confronti del cliente e delle sue esigenze: in tal senso, l’impegno etico di BCC viene percepito ed apprezzato dai clienti.

Infine, il Dott. Ezio Nassi, Amministratore Delegato di SGN s.r.l., ha descritto l’evoluzione dell’operato delle società di recupero crediti. Inizialmente c’erano dei committenti per i quali si recuperava il credito in maniera poco sensibile e senza occuparsi delle esigenze del debitore. Negli anni ‘90 le banche ebbero maggiore concorrenza e quindi si sono rivolte ad agenzie esterne per il recupero crediti.

Tali agenzie si stanno evolvendo diventando capaci di collaborare con il debitore per capire la singola situazione e trovare la soluzione ideale. Una soluzione che consenta di recuperare in misura maggiore il debito, ma creando i presupposti per non danneggiare le possibilità future del debitore.


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