FINANZA

Le vie della crescita: PMI verso i mini bond

13/04/2018
di Luca Cocuzza

In Italia nel marzo 2013 è nato ExtraMot Pro, ossia il mercato dedicato alle obbligazioni delle Piccole e medie imprese. Possono partecipare e quindi emettere mini-bond società anche non quotate, diverse dalle banche e dalle micro-imprese. Possono emetterli anche le società a responsabilità limitata, purché lo statuto preveda la possibilità di emettere titoli di debito. E’ previsto, inoltre, che l’ultimo bilancio della società emittente sia certificato da parte di un revisore contabile o da una società di revisione iscritta nel registro dei revisori contabili. La normativa non impone limiti soggettivi alla sottoscrizione, che è però generalmente riservata ad investitori istituzionali professionali e ad altri soggetti qualificati tra i quali le banche, le imprese di investimento, le SGR, le società di gestione armonizzate, le SICAV, gli intermediari finanziari, le compagnie di assicurazione e i fondi pensione.

Il principale vantaggio fiscale per le società emittenti riguarda la deducibilità degli interessi passivi. Nel caso in cui i mini-bond siano emessi da società non quotate e siano negoziati in mercati regolamentati o in sistemi multilaterali di negoziazione degli Stati membri dell’Unione Europea, oppure, nel caso in cui i titoli obbligazionari, pur non essendo quotati, siano comunque detenuti da parte di investitori qualificati che non detengono, direttamente o indirettamente, più del 2 % del capitale o del patrimonio dell’emittente, si rendono applicabili soltanto i limiti generali contenuti nell’art. 96 del Tuir. Gli interessi passivi saranno quindi deducibili in ciascun periodo d’imposta fino a concorrenza degli interessi attivi e l’eccedenza sarà deducibile nei limiti del 30 % del Rol. Per “risultato operativo lordo” si intende la differenza tra il valore ed i costi della produzione previsti dal primo comma, lettere A e B, dell’articolo 2425, comma 1, del codice civile, con esclusione degli ammortamenti relativi alle immobilizzazioni materiali e immateriali e dei canoni di locazione finanziaria di beni strumentali, così come risultanti dal conto economico dell'esercizio. Inoltre, le spese di emissione sono deducibili nell’esercizio in cui sono sostenute (per cassa), indipendentemente dal criterio di imputazione a bilancio. Per quanto riguarda i sottoscrittori, tra i principali vantaggi fiscali figurano l’esenzione della ritenuta del 26% sugli interessi percepiti, a condizione che i titoli obbligazionari siano negoziati in mercati regolamentati o in sistemi multilaterali di negoziazione degli Stati membri dell’UE e degli Stati aderenti al SEE (Spazio economico europeo, inclusi nella “white list”); oppure per i titoli obbligazionari non quotati siano detenuti da investitori qualificati ai sensi dell’art. 100 del TUF.

Dal punto di vista economico e di mercato, per una PMI l’ingresso nel mercato obbligazionario consente di aumentare il proprio standing e la propria visibilità a livello nazionale e internazionale, con risvolti positivi sulla rete di relazioni aziendali, ma anche in termini di capacità competitiva, forza contrattuale nelle negoziazioni, possibilità di affermare la propria leadership e attrarre risorse sempre più qualificate, sia a livello manageriale che di investitori qualificati nel capitale. Il principale ostacolo non è tanto l’ammontare dei costi della procedura, ossia i costi da sostenere per una maggiore trasparenza dei bilanci e per gli adempimenti legati all’operazione di emissione, "quanto la volontà di innovare davvero il business, soprattutto dal punto di vista della governance, sganciandosi da logiche familiari a vantaggio di una gestione manageriale". Se al debutto erano 21 le società disposte a ricorrere a questo mercato, oggi gli emittenti sono 196, l’80 % di essi alla prima esperienza sul mercato dei capitali.

A livello geografico le PMI più attive sul fronte delle mini-obbligazioni si trovano al Centro-Nord, con in testa Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, ma la tendenza è in crescita anche al Sud, guidato dalla Campania con 12 emittenti. Tra i settori di appartenenza spiccano per ora il manifatturiero e i beni di consumo, ma la platea potenziale è ampia anche tra le PMI del comparto energetico e delle materie prime. La liquidità accumulata viene utilizzata per investimenti nella normale attività di impresa e per tentare il salto con l’internazionalizzazione. Anche in altri Paesi europei, sono previsti mercati simili con requisiti di ammissione più semplici e meno stringenti rispetto al mercato principale come il segmento spagnolo dedicato al Marf (Mercado Alternativo de Renta Fija).

Dopo AIM Italia, il mercato azionario delle PMI, è nato il mercato obbligazionario dedicato a questa categoria di azienda. Si ampliano le fonti di finanziamento per le PMI e la SI-IES sta seguendo questo argomento.


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