TECNOLOGIA

Il coraggio di pensare

17/07/2019
di Camilla Santoro

Siamo circondati da milioni di dispositivi e per tale motivo è necessario che ci sia una maggiore efficienza di questi. Lavorare con l’intelligenza artificiale è la chiave di volta per riuscire ad applicare al meglio la tecnologia sempre più innovativa.
 
Molte sono le società che si occupano “esclusivamente”, ma solo a livello terminologico, di Intelligenza Artificiale. È un argomento che ha molteplici ambiti di applicazione. E proprio per consentire un buon risultato finale, esperti e professionisti cercano di perfezionare il lavoro dell’IA che già dal 1943 aveva suscitato interesse nella comunità scientifica.
 
Furono i ricercatori Warren McCulloch e Walter Pitt che introdussero al mondo scientifico il primo neurone artificiale che fu l’inizio di una serie di ricerche e studi, che hanno consentito di collegare i neuroni artificiali e i modelli complessi del cervello umano. Abbiamo avuto i primi linguaggi di programmazione nel 1958 e poi 1973 (Lisp e Prolog), specifici per l’Intelligenza Artificiale.
 
Oggi siamo arrivati a costruire software da installare sui droni per il monitoraggio/ispezione dei ponti, di campi, edifici, rete di telecomunicazioni, parchi. L’IA lavora al posto dell’uomo, in alcune cose. Gli evita di guardare per decine di migliaia di ore sui monitor. Può far risparmiare tempo come ad esempio aiutare a capire l’identità di un bambino che si è perso: si fa in modo che la telecamera distribuisca alle altre, di una certa zona, l’IA per vedere se si riesce a localizzare il bambino. In questo modo il poliziotto piuttosto che guardare numerosi video di sorveglianza e, impiegare inevitabilmente il dovuto tempo, gli basterà vedere tre foto e farle analizzare dall’IA. È un esempio che ho riportato da alcuni report di Neurala Inc., una società con sede a Boston che opera con l’IA emulando la funzione cerebrale del software. E sono proprio loro a tenerci a sottolineare l’importanza della privacy. Trattenere i dati dell’utente e poi “buttarli via”, differentemente da Google e Facebook che li trattengono per fini commerciali.
 
Avere un impatto nella società in modo così ampio e con passione, permette di costruire una mappa che le persone potranno trovare nei dispositivi digitali per utilizzarli senza paura ma con spirito di piena approvazione così da abituarci al fatto che queste macchine, in fin dei conti, pensano a tutti gli effetti.
 

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