STARTUP

Startup: il potenziale rilancio italiano

22/11/2012
di Francesca Vespignani

Se nelle economie mature la crescita è dovuta in buona parte alle nuove imprese, in particolare hi-tech, le strartup godono oggi di una forte centralità legata direttamente al futuro del nostro paese. Una consapevolezza diffusa sul loro ruolo è oramai emersa, un ruolo che fa guardare con ottimismo al prossimo decennio, complice anche la forte spinta politica impressa da questo Governo e le tante nuove iniziative a supporto dell’intero settore.

In Italia sono poco più di una ventina gli investitori istituzionali attivi nel finanziamento delle startup, cui si deve aggiungere una decina circa di incubatori privati che, oltre a investire nelle startup, forniscono loro risorse e servizi a valore aggiunto di varia natura. A questi si affianca una trentina di incubatori universitari, una dozzina quelli particolarmente attivi, che tuttavia non investono tipicamente risorse finanziarie nelle start-up ma forniscono loro servizi quali spazi attrezzati e trasferimento tecnologico dall’università. Infine troviamo un centinaio di investitori “informali”, tra business angel e family office, una decina i più attivi. Numeri che fanno ben sperare, anche se l’offerta italiana di finanziamenti presenti ancora non poche criticità. Questo il quadro emerso lo scorso 18 ottobre in occasione della presentazione a Milano della Ricerca condotta dall’Osservatorio startup della School of Management del Politecnico di Milano, al suo primo anno di attività.

Ed è in questo scenario che si colloca la nascita di “Poli Hub - startup district & accelerator”, iniziativa voluta dalla Fondazione Politecnico di Milano e rivolta alle start-up italiane particolarmente innovative: a disposizione degli aspiranti imprenditori nuovi spazi appositamente realizzati, configurabili e scalabili in base alle singole esigenze e dotati delle più moderne facility e un ricco programma di formazione ed empowerment. L’obiettivo principale dell’iniziativa è di favorire i processi di cross-fertilizzazione tra le diverse start-up attraverso la condivisione di esperienze e know-how. L’Hub farà infatti da ponte tra le startup ospitate e le competenze specialistiche di tutti i dipartimenti del Politecnico di Milano, e anche con le altre Università italiane, con l’obiettivo di facilitare il contatto tra start-up e grandi imprese, così da agevolare relazioni commerciali, partnership e operazioni di exit.

“È un salto di qualità importante nella valorizzazione della ricerca e dell’innovazione tramite la creazione di giovani imprese tecnologiche - ha dichiarato Giampio Bracchi, Presidente di Fondazione Politecnico di Milano - Con Poli Hub la Fondazione, sulla scorta delle esperienze di Londra e Berlino, punta a creare in zona Bovisa un distretto tecnologico, in contatto con i nuovi dipartimenti e laboratori dell’ateneo milanese e con le attività di tutoraggio e di formazione imprenditoriale dell’Acceleratore di imprese. L’obiettivo, per noi ambizioso ma concreto, è quello di arrivare a 150 start up incubate con la compresenza di aziende che hanno già raccolto capitali da venture capital e business angel e, dato fondamentale, con la sinergia attiva delle reciproche esperienze”.

Sullo scenario europeo i paesi più evoluti dal punto di vista della nuova imprenditorialità sono UK, Francia, cui si affiancano quelli del Nord come Svezia, Finlandia, Danimarca, quindi Svizzera e Germania. L’ Italia si mostra ancora molto indietro sia per numero di imprese innovative che nascono ogni anno, sia per ammontare di investimenti nelle stesse. Con Stati Uniti e Israele in testa, in Italia si investe in startup un settimo rispetto alla Francia, un quinto rispetto alla Germania e al Regno Unito e la metà rispetto ai paesi del nord con PIL molto inferiori a quello italiano.

A farla da padrone l’ICT, con un peso di circa il 50% sul totale, negli Stati Uniti si arriva al 60%, settore su cui si sono concentrate le analisi dell’Osservatorio mettendo in evidenza come nel 2011 le operazioni di investimento in startup ICT in Italia siano state 44 per circa 27 milioni di euro. I primi nove mesi del 2012 hanno confermato questo trend: 29 operazioni per circa 20 milioni di euro. Quasi il 50% delle operazioni fatte sono relative al comparto Mobile, con 20 investimenti su 44 nel 2011 e 13 investimenti su 29 nei primi 9 mesi del 2012, un mercato nel quale l'Italia ricopre una posizione di leadership a livello internazionale con una penetrazione degli smartphone e della banda larga mobile molto elevata.

Il comparto ICT, Mobile in particolare, rivela una dinamicità interessante e la presenza di alcuni casi virtuosi che stanno registrando una forte attenzione a livello internazionale. Le startup, infatti, contribuiscono alla crescita economica di un paese sia in maniera diretta sia attraverso l’innovazione con la quale contribuiscono al miglioramento della produttività, dell’innovatività e della competitività delle imprese tradizionali, potenziandone le performance.

“Ma per riuscire ad avviare il nostro paese inerziale nella direzione giusta, occorre creare un ecosistema in grado di generare un circolo virtuoso tra le sue diverse componenti: sistema formativo/universitario, sistema di comunicazione/media, sistema finanziario, sistema politico – ha affermato Andrea Rangone, Coordinatore degli Osservatori della School of Management del Politecnico di Milano. - Intanto, senza pretendere di fornire soluzioni semplici a problemi complessi, penso si possa cominciare dalla creazione di distretti di startup, cioè concentrazioni territoriali di nuove imprese che consentano di creare quelle dinamiche di cross-fertilizzazione, contaminazione culturale e scambio di conoscenze che sono state alla base del successo dei nostri distretti industriali e, quindi, del nostro boom economico del secolo scorso”.

L’Osservatorio sulle startup del Politecnico di Milano, in base a una critica trasposizione di alcune ricerche internazionali, ha così stimato che se venissero immessi nelle nuove imprese 300 milioni di euro per investiment seed si potrebbe avere, entro un decennio, un impatto sul PIL di circa 3 miliardi di euro, pari allo 0,2% circa.

Nel quadro di Ict e Mobile dunque si affermano le startup italiane che potrebbero rilanciare il paese.


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