FORMAZIONE

Big Data e scuola

17/04/2020
di Camilla Santoro

Di 5G se ne parla dal 2017, ovvero da quando il ministero dello Sviluppo economico ha identificato le aree pioniere che avrebbero accolto la tecnologia di quinta generazione. Poi nel 2018, quando c’è stata l’apertura dell’asta per licenze e frequenze i cui protagonisti erano Vodafone, Tim, WindTre, Fastweb e Iliad con le capofila Milano, L’Aquila, Prato, Bari e Matera. Sono stati investiti circa 6,5 miliardi affinché gli abitanti di questi centri elencati potessero provare la sperimentazione in atto delle infrastrutture abilitate ad una connessione più veloce, infatti è in grado di raggiungere 10 Giga per secondo. (all’incirca impiegherebbe quattro secondi per scaricare un film in Hd).
A causa dell’epidemia questa sperimentazione vedrà allungarsi i tempi (terminerà nel 2021) ma molti produttori di smartphone stanno provvedendo a portare avanti il lavoro attraverso l’elaborazione di modelli che supporteranno il 5G proponendo già le prime offerte di abbonamento.
 
Ma non solo commercializzazione, anche studio. E nel vero senso della parola. Più volte abbiamo citato la “scuola digitale” e quanto in questo periodo si sia servita della tecnologia. Il cambiamento è proprio qui e adesso facendo entrare il mondo dei big data nella scuola. I compiti e le verifiche degli studenti potranno essere elaborati stesso dalle piattaforme che consentiranno così agli insegnanti di comporre dei percorsi fatti apposta per ciascuno studente. Il mondo dell’edge computing, l’infrastruttura che prevede l’utilizzo di sensori per la raccolta di dati per effettuarne una elaborazione sicura in tempo reale e in locale, quindi anche il collegamento con altri dispositivi come smartphone, tablet. I documenti, le verifiche dei ragazzi verranno elaborati da un software di intelligenza artificiale per indicare i percorsi migliori per ognuno di loro sulla base delle esigenze emerse.
 
Il progetto della scuola con il 5G può diventare una realtà stimolante per tutti senza mai dimenticare che non sono le macchine che sostituiscono gli umani. Gli offrono un supporto, importante, ma saranno sempre privi di quella esperienza sensibile che l’uomo invece può trasmettere assieme alla tecnologia.

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