PRIVACY

A maggio più privacy

08/02/2018
di Francesco Chiappetta

Chi di noi non ha scritto sull’argomento “riservatezza”?

Adesso c’è un nuovo regolamento conosciuto con la sigla GDPR (General Data Protection Regulation). Già nel 1995 l’Europa ha emanato una direttiva che richiedeva singoli atti di recepimento nelle legislazioni nazionali, consentendo di apportare piccole modifiche e applicazioni. Quello approvato nel 2016 è pronto ad entrare in vigore  e diventa operativo nei venttotto paesi europei, dal 2019 saranno 27. La vecchia concezione di privacy partiva da una visione orwelliana “un grande fratello centralizzato minaccia la riservatezza dei cittadini”. Oggi bisogna pensare ad un labirinto kafkiano, in cui le tracce che disseminiamo nel nuovo mondo digitale si perdono senza che riusciamo a mantenerne il controllo. Sono 99 gli articoli del regolamento europeo per la protezione dei dati personali approvato, come già detto, nel 2016 e che entrerà entrata in vigore da maggio 2018. Cosa c’è di nuovo? Cosa cambia?

Diritto di sapere: il regolamento europeo sulla privacy attribuisce ai cittadini nuovi diritti a cui fanno fronte nuovi obblighi per chi raccoglie dati personali, limitando o vietando il loro uso. Diritto all’oblio, portabilità dei dati, avviso immediato in caso di furto, scudo rinforzato per gli under 16. Gli “sceriffi aziendali”, con la nomina da parte di aziende ed enti pubblici dei cosidetti DPO, Data Protection Officer, i responsabili della protezione dei dati; no all’export dei dati sensibili; supermulte per chi trasgredisce.

Vi sono nuovi strumenti: l’azienda deve predisporre delle procedure semplici e facilmente utilizzabili per ricevere le richieste e ha obblighi stringenti di risposta (al massimo entro un mese). Del tutto nuovo, invece, il principio della portabilità dei dati che opererà esattamente come la portabilità del numero telefonico. Per gli hacker vi è una novità, quella dell’obbligo per le aziende di comunicare la violazione dei dati personali in particolare quelli sensibili. Infine, dulcis in fundo, il contrasto tra la posizione europea e Stati Uniti.


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