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Mappatura delle nostre vite ma c'Ŕ "il Garante" a pensarci

06/04/2020
di Camilla Santoro

Lo stress test a cui siamo stati sottoposti è notevole e saranno i posteri a giudicare le nostre azioni, il nostro operato e i nostri interventi. Probabilmente incomincerà la cosiddetta “fase due” per fronteggiare la crisi economica che rischia di “debilitare” il tessuto imprenditoriale. Il motore economico del Paese è già stato colpito e servono unione e aderenza tra le varie classi dirigenti a tutti i livelli ma soprattutto fare in fretta.
 
Il tempo non perdona le conversazioni, i giudizi, le critiche o le valutazioni prive di buon senso e logica. È necessario muoversi insieme e nei tempi giusti per trovare una strategia vincente e che non lasci nessuno indietro. Tutti sono importanti, dalla piccola azienda agricola alla grande catena alimentare. E così come non serve intavolare discussioni riguardo la presunta privacy violata di ciascun cittadino se esiste un Garante per la privacy che ha il compito di monitorare che vengano poste azioni che rispettino le norme. Si parla anche di una azione temporanea ma tenendo conto della trasparenza e dei vincoli che sono chiamati tutti a rispettare e far rispettare.
 
L’idea, come noto, è quella di “tracciare le nostre vite” per monitorare lo stato di salute, ovvero se si è stati contagiati e, altrettanto importante, riuscire a risalire ai contatti avvenuti che rischierebbero di essere mine vaganti. L’obiettivo comune è quello di introdurre tutte le strategie possibili per fermare l’espansione e se l’utilizzo dei cellulari, oltre che a videochiamare, può servire anche a salvare vite sarebbe bene che si adottassero queste soluzioni, seppur “temporanee”. Molti sono gli imprenditori che hanno risposto all’iniziativa lanciata dal ministero per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione di creare uno strumento digitale innovativo che potesse aiutare il monitoraggio degli spostamenti dei cittadini e aiutare/assistere coloro che sono a casa. L’imprenditore Tomassini propone l’utilizzo del bluetooth che consente a chiunque di connettersi con il cellulare, oppure per chi è meno pratico, con un braccialetto che si configurerebbe in automatico. Si rimanda al modello coreano e la chiave è l’utilizzo dell’intelligenza artificiale che, dopo avere immagazzinato i dati, è in grado di effettuare correlazioni importanti per identificare una persona contagiata e sapere quante altre persone sono state contagiate, dove e quando. Si scaricherebbe una App proteggendo la nostra identità. Sono dati che, grazie alla collaborazione di una società pubblica che prenderebbe in carico i dati, verrebbero protetti dalle aziende private. Vedremo in quanti, in Italia, vorranno scaricare una App del genere senza diffidenza ma pensando che potrebbe essere un metodo efficace per bloccare il virus.

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