COMUNICAZIONE

Rai e servizio pubblico

08/06/2018
di Francesco Chiappetta

La storia della Rai viene ormai da lontano. Per i cultori della materia è stata ed è sempre di particolare interesse. Come gestire la Rai rispettando alcuni equilibri? È necessario avere esperienza manageriale, gestionale, capire l’aspetto organizzativo, il ruolo dei giornalisti, la competizione e poi il contenuto ed il mandato che la Rai possiede nel rapporto con lo Stato, con la Commissione di Vigilanza e con il Consiglio di Amministrazione. La mia presenza nell’elenco dei candidati indicato dal Senato della Repubblica è da ritenersi di tipo tecnico, professionale ed indipendente, in virtù della mia esperienza in materia.

Ricordo il ruolo di relatore che mi è stato affidato nell’ambito del Consiglio Superiore delle Telecomunicazione in occasione di un evento fortemente qualificante, sia tecnico-amministratvo che politico, nel rinnovo della convenzione Rai che alla fine della mia esposizione fu approvata all’unaminità con una sola astensione. La concessione come tradizionalmente intesa dalla nostra dottrina è certamente diversa dal punto di vista sostenziale e formale. Non a caso si parla di “affidamento del servizio pubblico”.

Qual’è il potere “pubblico” dell’amministrazione nei confronti del privato? Essendo limitato l’esercizio di potestà autoritativa a momento di organizzazione del servizio stesso e di presisporre delle regole organizzative – gestionali, guardando l’ordinamento comunicatario, notiamo che poco sanno sulla nozione di servizio pubblico. Nel diritto comunitario è presente la nozione di servizio di interesse economico generale prevista dall’art.86 (exart.90), comma 2, del trattato istitutivo della Comunità Europea che chiameremo trattato assunto per definire l’ambito di applicazione delle norme in materia di concorrenza. Il diritto comunicatario si interessa quindi di quelli che noi chiamiamo servizi pubblici aventi rilevanza economica in quanto suscettibili di incedere sulla costruzione di un mercato unico europeo, libero e concorrenziale, e ne prevede in via prevalente alle regole di concorrenza in quanto agiscono sul mercato. La Rai in questo momento deve cambiare il CdA. L’attenzione da parte di taluni riguarda il conflitto di interessi, a partire dal rapporto di lavoro, di dipendenza pluriennale,  e quindi o da interno o da ex-interno.

Il Paese chiede a voce alta ed anche da parte del mondo politico: “ trasparenza”, tenendo presente che il mercato mondiale di entertainment è medio, varrà 2.399 miliardi di dollari.  Circa 2000 miliardi di euro. Il compito che ci si aspetta dal mondo politico a partire dalla camera e senato, è il seguente: il Cda della Rai è composto da 7 membri; 2 saranno nominati dalla Camera e due dal Senato, con il voto limitato ad un solo candidato; due competono al CdM, su proposta del ministro dell’Economia; ed ecco la parte del conflitto di cui sopra uno designato dai dipendenti Rai, il consiglio di amministrazione nomina il Presidente della Rai, previo benestare della Commissione di Vigilanza con votazione a maggioranza dei due terzi. Nomina l’AD su proposta dell’assemblea dei soci.  Il mondo della comunicazione, dell’impresa, dei mass media è particolarmente attento al ruolo de servizio pubblico. Ove si spera in una società come la Rai, trasparente, innovativa, e che possa competere sul mercato a livello nazionale ed internazionale.


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