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Tra falso e realtà

04/10/2019
di Camilla Santoro

E se le fake news ci arrivassero in modo mirato a seconda delle pagine che seguiamo, commentiamo e condividiamo? Uno studio si è soffermato su come vengono “distribuite” le notizie false o verosimili parlando del concetto di “bias”. Partendo da questa affermazione, vorrei soffermarmi su quanto le nostre esperienze, specialmente le più intime, incidano sul nostro modo di essere e come i dispositivi tecnologici se ne servano per manipolarci.
 
Bias è un termine che indicherebbe il concetto di “inclinazione” ed è intrinseco dell’essere umano. È una rappresentazione mentale che adottiamo quando ci troviamo in situazioni in cui dobbiamo scegliere o valutare se fare o meno una determinata azione. Per farlo, siamo indirettamente coinvolti da una serie di fattori ovvero la nostra esperienza individuale, il contesto culturale in cui siamo nati e cresciuti, le credenze religiose, il giudizio degli altri, gli schemi mentali che abbiamo costruito e la forte paura di prendere una decisione che possa causare un danno e rivelarsi un boomerang. Ebbene, siamo “influenzati” dalle nostre esperienze e il fatto di credere -senza porci troppi dubbi e senza fare gli accurati filtri- alle tante notizie che ci arrivano, ci riconduce al “bias” di conferma. Come essere umani, tendiamo ad avere un atteggiamento piuttosto pigro: più che tentare di costruire una opinione personale, cerchiamo conferme rispetto a quello che già sappiamo sulla base del giudizio che ci siamo creati con le nostre esperienze passate. Allontaniamo la fatica e il dolore: crearsi una nuova opinione comporta un certo sforzo di studio, critica, metodo nell’analizzare le situazioni. È un lavoro, anche, forse soprattutto, di ricerca della fonte più attendibile e quindi quanto l’informazione sia accurata e chi è il soggetto scrivente. Banale dire che tra le attività quotidiane che ci impegnano, il tempo per leggere più articoli ricercando la fonte più attendibile è scarso. Ma dovremmo incominciare seriamente a farlo perché sì, la tecnologia con l’Intelligenza Artificiale può aiutare a mandare sensori quando rileva che si tratta di una fake news, tuttavia ciò non basta.
 
Queste notizie non vengono inviate a casaccio bensì spedite ai soggetti facilmente aggredibili, poiché disposti a crederci. Dal comune orientamento politico e religioso all’uso di armi o credenze astronomiche, siamo sorvegliati e attaccati da informazioni cucite quasi su misura su di noi. Evidente poi la divulgazione che se ne fa, e che viene poi condivisa a sua volta da altri utenti che crederanno al “falso” che abbiamo condiviso ingenuamente.
 
E se le fake news ci arrivassero in modo mirato a seconda delle pagine che seguiamo, commentiamo e condividiamo? Uno studio si è soffermato su come vengono “distribuite” le notizie false o verosimili parlando del concetto di “bias”. Partendo da questa affermazione, vorrei soffermarmi su quanto le nostre esperienze, specialmente le più intime, incidano sul nostro modo di essere e come i dispositivi tecnologici se ne servano per manipolarci.
Bias è un termine che indicherebbe il concetto di “inclinazione” ed è intrinseco dell’essere umano. È una rappresentazione mentale che adottiamo quando ci troviamo in situazioni in cui dobbiamo scegliere o valutare se fare o meno una determinata azione. Per farlo, siamo indirettamente coinvolti da una serie di fattori ovvero la nostra esperienza individuale, il contesto culturale in cui siamo nati e cresciuti, le credenze religiose, il giudizio degli altri, gli schemi mentali che abbiamo costruito e la forte paura di prendere una decisione che possa causare un danno e rivelarsi un boomerang. Ebbene, siamo “influenzati” dalle nostre esperienze e il fatto di credere -senza porci troppi dubbi e senza fare gli accurati filtri- alle tante notizie che ci arrivano, ci riconduce al “bias” di conferma. Come essere umani, tendiamo ad avere un atteggiamento piuttosto pigro: più che tentare di costruire una opinione personale, cerchiamo conferme rispetto a quello che già sappiamo sulla base del giudizio che ci siamo creati con le nostre esperienze passate. Allontaniamo la fatica e il dolore: crearsi una nuova opinione comporta un certo sforzo di studio, critica, metodo nell’analizzare le situazioni. È un lavoro, anche, forse soprattutto, di ricerca della fonte più attendibile e quindi quanto l’informazione sia accurata e chi è il soggetto scrivente. Banale dire che tra le attività quotidiane che ci impegnano, il tempo per leggere più articoli ricercando la fonte più attendibile è scarso. Ma dovremmo incominciare seriamente a farlo perché sì, la tecnologia con l’Intelligenza Artificiale può aiutare a mandare sensori quando rileva che si tratta di una fake news, tuttavia ciò non basta.
Queste notizie non vengono inviate a casaccio bensì spedite ai soggetti facilmente aggredibili, poiché disposti a crederci. Dal comune orientamento politico e religioso all’uso di armi o credenze astronomiche, siamo sorvegliati e attaccati da informazioni cucite quasi su misura su di noi. Evidente poi la divulgazione che se ne fa, e che viene poi condivisa a sua volta da altri utenti che crederanno al “falso” che abbiamo condiviso ingenuamente.
 

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